La Madonna del Rosario di Lelio Leoncini

Pubblicato il 5 gen. 2015
   

Dopo aver presentato lo scorso novembre 2014 una Deposizione di Ercole Ramazzani, già presso un collezionista privato di Arcevia (An) è adesso la volta di una pala raffigurante la Madonna del Rosario (Figura 1), proveniente dalla medesima collezione. Al momento non sappiamo quale destinazione abbia avuto l'opera, dopo essere rimasta presso lo stesso collezionista almeno fino al 2002, né se la si possa considerare ancora inedita.
Risale al 1993  una relazione critica che la illustrava e accompagnava, firmata da un certo prof. Stefano Troiani sul quale non è stato possibile reperire notizie.

Lelio Leoncini è un pittore attivo nella seconda metà del XVI secolo. Non conosciamo  le date di nascita e morte e pochissime sono le notizie che si hanno circa, formazione e attività artistica. Sappiamo essere nativo di Arcevia (An) per essere stato citato dallo storico arceviese Paolo Santini in Arcevia. Itinerario nella storia e nell’arte (Arcevia, 1984, p. 92).

L’artista ha firmato la pala della Madonna del Rosario in questione a sinistra, sotto il terzo gradino del trono, come segue: L.L. De Rocc Con … 1589 , ossia Lelio Leoncini di Rocca Contrada, 1589.
L'antico nome di Arcevia era, infatti, Rocca Contrada, come risulta in un documento del 1147 dove si nomina la Rocka de Contrado, cioè Rocca di Contrado o Corrado.
Tale rimane fino al 1817 quando Pio VII le attribuisce il nome fittizio di Arcevia, latinizzando rocca in “arx” e contrada in "via”.
(http://www.arceviaweb.it/arcevia/arcevia/roccacontrada.html).
Questo spiega la firma di Leoncini, ma spiega anche perché Ramazzani, come Leoncini nativo di Arcevia, sia spesso denominato “de la Rocha” e firmi la sua Deposizione aggiungendo “Rocc” al suo nome. E' questa l'occasione per un'importante precisazione che ci era sfuggita in occasione del precedente articolo.

Fig. 1 - Lelio Leoncini, Madonna del Rosario,
olio su tela cm. 280x190, Collezione privata.


Dalla relazione critica di cui abbiamo fatto cenno sopra ricaviamo che l’opera rivela una conoscenza della pittura marchigiana dell’epoca e di quella veneta, pervenuta a Leoncini tramite una ipotizzabile frequentazione della bottega di Lorenzo Lotto.

La parte centrale della pala, in cui è appunto raffigurata la Madonna con Bambino, il quale è nell’atto di consegnare il Rosario a san Domenico e altri santi, sante e devoti (Figura 2), appare più curata e alla ricerca di un’ulteriore finezza pittorica che ci porta a non escludere anche una certa conoscenza, da parte del Leoncini, del lavoro di Raffaellino del Colle, anch’egli attivo nella regione negli stessi anni o anche di Simone De Magistris, per una certa affinità tipologica della figura della Vergine.
Fig. 2 - Particolare della parte centrale.

I riquadri dei quindici Misteri (Figure 3,4,5,6) rimandano a opere di autori di scuola veneta , soprattutto a Tiziano.
Sempre dalla relazione critica desumiamo che la Madonna del Rosario è un tema piuttosto ricorrente nell’iconografia dell’arte marchigiana, a testimonianza di una particolare devozione a detto culto da parte della popolazione del territorio, diffusasi soprattutto durante i secolo XVI e XVII per iniziativa di domenicani e francescani.

Fig. 3 - Visitazione
Fig. 4 - Natività
Fig. 5 - Presentazione al tempio
Fig. 6 - Gesù tra i dottori


Vengono ricordati i dipinto di Bernardino di Mariotto a S. Severino Marche (1512) e nella chiesa abbaziale di Acqua Canina in provincia di Macerata (1513-14), quello di Giulio Vergari a Bolognola (1519), di fra Fabiano da Urbino a Cancelli di Fabriano (1533), di Lorenzo Lotto per la chiesa di san Domenico a Cingoli (1539), di Giovanni Andrea De Magistris per la chiesa di san Gregorio di Caldarola (1540-50), di Simone De Magistris per la chiesa della Collegiata di S. Maria (1575), dallo stesso più volte ripreso a Ripantransone, Montefortino di Ascoli Piceno, Aschio di Visso, Casavecchia di Pievetorina, Castignano; infine, si rammenta che anche Ercole Ramazzani ha trattato lo stesso tema molte volte per varie chiese dell’Anconitano e del Pesarese.

 
 
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