Lorenzo Lotto e l'iconografia della Trinità

        Pubblicato il 1 apr. 2014
           

Tra le rappresentazioni della Trinità tutti ricordano il celeberrimo affresco di Masaccio in Santa Maria Novella a Firenze (1426-28), realizzato secondo uno schema che vede il Padre, raffigurato come un grande vecchio, sostenere la Croce, mentre la colomba che rappresenta lo Spirito Santo vola sopra il capo del Cristo (Figura 1). Quasi un secolo dopo, nel 1519, Dürer utilizza un'impostazione molto simile per dipingere la pala d'altare dell'Adorazione della Santissima Trinità che oggi si conserva al Kunsthistorisches Museum di Vienna (Figura 2 ).

1. Masaccio, Trinità, 1426-28, Firenze, Santa Maria Novella.
2. Albrecht Dürer, Adorazione della Santissima Trinità che, 1519, Vienna, Kunsthistorisches Museum.

Più o meno nella stessa epoca, a metà circa del suo soggiorno a Bergamo che si protrae dal 1513 al 1526, Lorenzo Lotto dipinge per la chiesa omonima una sua versione della Trinità assolutamente rivoluzionaria. Il Cristo è vivo, in piedi su una cumulo di nubi, con le braccia leggermente aperte come in un abbraccio, lo Spirito Santo in forma di colomba sul capo e il Padre alle sue spalle, raffigurato come una presenza eterea, quasi fantasmatica (Figura 3). 
Dopo la demolizione della chiesa della Trinità, il dipinto viene ceduto  nel 1818 alla chiesa di Sant'Alessandro della Croce e successivamente trasferito al Museo Diocesano di Bergamo, dove si trova attualmente.
Su questo dipinto si è scritto molto; vedi, ad esempio, un contributo secondo il quale il fondamento teologico del dipinto di Lotto poggia sul Nuovo Testamento e, in particolare, sul Vangelo di Giovanni (Nota 1).

3. Lorenzo Lotto, Santissima Trinità, 1520 circa, Bergamo, Museo Diocesano Adriano Bernareggi.


Sulla ripresa del soggetto sicuramente incide lo straordinario “revival” del pensiero agostiniano a cui si assiste all'inizio del Cinquecento e negli anni in cui la Riforma muove i primi passi (31 ottobre 1517, data ufficiale di emanazione delle tesi di Lutero). Lo stesso Lutero, agostiniano, era un profondo conoscitore delle opere di sant'Agostino, autore del De Trinitate, scritto tra il 400 e il 416, che resta la sua opera più complessa e profonda.
Al 1517 circa risale, ad esempio, il dipinto di Andrea del Sarto dal titolo Disputa sulla Trinità (Figura 4 ), realizzato per la scomparsa chiesa agostiniana di San Gallo a Firenze (ora a Palazzo Pitti, Galleria Palatina). In questo caso l'artista propone un’innovazione iconografica nella rappresentazione dello Spirito Santo, che si manifesta sotto forma di fumo, secondo un’immagine che Agostino aveva ripreso dal Vecchio Testamento (Nota 2). Non è questa la sede per identificare l'esistenza di una relazione tra  invenzioni iconografiche e dibattito teologico.
Sta di fatto che sul modello introdotto da Lotto si basano tutte le raffigurazioni della Trinità che si diffondono in territorio bergamasco anche in epoche decisamente più tarde. Ricordiamo quella di Giovan Battista Moroni (1555 circa) per la parrocchia di San Giuliano ad Albino, quella di Enea Salmegga detto Talpino (1606) per la basilica di san Defendente a Romano di Lombardia e quella di Carlo Ceresa (Figura 5 ), dipinta attorno al settimo decennio del XVII secolo per la chiesa dell'Immacolata di Sopracornola (Nota 3).


4. Andrea del Sarto, Disputa sulla Trinità, 1517, Firenze,
Palazzo Pitti, Galleria Palatina.
5. Carlo Ceresa, Santissima Trinità, 1665 circa, Calolziocorte fraz. Sopracornola (Bg), chiesa dell'Immacolata.

 

Note

1.  http://www.zenit.org/it/articles/la-trinita-di-bergamo-di-lorenzo-lotto
2. Sullo Spirito Santo nell'Antico Testamento vedi l'articolo Pierbattista Pizzaballa
 http://www.clerus.org/clerus/dati/1999-03/24-2/SpiritoAT.rtf.html
3. Abbiamo tratto lo spunto per questo articolo e alcune immagini da un testo sulla chiesa di Sopracornola, frazione di Calolziocorte (Bg), redatto da Davide Bonfatti (in AAVV, Santa Brigida d'Irlanda in Lorentino-Immacolata Concezione di Maria in Sopracornola, Bergamo 2008).

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