"Storielle"
di Guerrino Lovato

  Luglio 2019
   

Da un paio d'anni ricevo da ogni dove dall'amico Guerrino Lovato, scultore e studioso di iconografia, dei messaggi whatsapp costituiti da un'immagine di un'opera d'arte e da una didascalia. Ammiro e un po' invidio a Guerrino la capacità di “vedere” dei particolari che possono facilmente sfuggire e di interpretarli con trovate geniali. Abbiamo deciso di pubblicare alcuni di questi esempi di critica d'arte “istantanea” che spero saranno raccolti in volume. Per ora, alcuni di essi si possono leggere sul blog www.enigmidarte.com. (A.B.)

Il Guardian Grando


Siamo nel1348, ci dice la vasta epigrafe, e la Scuola di san Giovanni Evangelista espone sulla parete nel proprio campiello, un tempo chiuso verso la chiesa, un imponente bassorilievo contornato da lapidi e epigrafi confermative e celebrative. Il grande rilievo raffigura in piedi il Santo Evangelista, particolarmente amato da Cristo, e davanti a lui, in ginocchio, il Guardian Grando e 12 confratelli, numero apostolico, tutti incappucciati e vestiti con i paramenti della confraternita (vagamente frateschi con grossi cordoni alla vita). Il Guardian Grando, assieme a altri due, porge grandi candele a san Giovanni in piedi, classicamente vestito con ampie e eleganti vesti. Probabilmente porgeva il noto ricurvo pastorale e non ancora la famosa reliquia della Croce che arriva solo nel 1369. Le regole gerarchiche dello spirito gotico, che volevano grandi i santi e piccoli sia i donatori, sia i fedeli, qui sono apparentemente rispettate: grande il Santo, un po' più in basso il Guardian Grando e più bassi ancora i 12 confratelli oranti e devoti. Ma se si alzassero in piedi, i confratelli sarebbero grandi quanto il santo stesso e il Guardian sarebbe non solo più grande dei confratelli, come voleva l'importanza del ruolo, ma anche sarebbe molto più grande anche del San Giovanni Evangelista stesso! Era pur “Guardian Grando”, o no!?

(G.L. 24.5.19)

Che ne sai tu di un campo di grano …


Rara iconografia di Cristo e gli Apostoli tra le messi, dall'altare del Corpus Domini al museo Correr di Venezia, meta Quattrocento. Cristo tiene i semi di grano che dovranno marcire per dare i frutti.
In primo piano sono dipinte le piantine di tarassaco, pissacan, erba amara a dire della Passione e Morte, apparente, che il grano dovrà subire. Tutti e 13 stanno al bordo del campo coltivato per non calpestare la fragile pianta prima della mietitura! Essere nati contadini aiuta …

(G.L. 20.1.2019)

Il Pantheon del Maestro di Joven

 


Maestro di Jovenel, L'Annunciazione, miniatura 1450, Parigi, Biblioteca Nazionale.
Per me è la prima immagine a colori dell'interno del Pantheon di Roma. Aggiungo che l'effetto della luce è molto simile al vero e che la semplificazione delle nicchie tra le paraste corinzie indica una reale visita al monumento che dal sesto secolo era dedicato a Santa Maria dei Martiri.
Si sapeva che l'edificio era pagano e che le persecuzioni cristiane causarono molti martiri e si pensava che nel pavimento, all'epoca invaso dal terreno per almeno 4 metri, fossero seppelliti i loro corpi.
Si pensava anche che la Madonna fosse assunta per quel foro dove passarono poi le anime dei martiri.
Logico dunque che l'archeologo pittore facesse entrare pure la luce divina protagonista con Gabriele della concezione di Gesù, che qui avviene a Roma. L'effetto del foro luminoso nel buio dell'interno è lo stesso che io provo oggi, c'era un buco nella Storia!

(G.L. 18.1.19)

   
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