Mobili lombardi

Canterani lombardi ebanizzati: i “Veneroni”
di Andrea Bardelli

Pubblicato il 1 Feb. 2011

 

Tutto nasce forse da un equivoco. Nel suo indispensabile volume sul mobile lombardo, la professoressa Alberici riferiva, a proposito di un mobile tinto di nero, di una comunicazione verbale del prof. Arslan, secondo il quale il mobile sarebbe da orientare verso i modi dell'architetto pavese Gian Antonio Veneroni (C. Alberici, Il mobile lombardo, Gorlich, Milano 1969 p. 55). Ciò è bastato perchè una serie di canterani, aventi per lo più in comune la caratteristica di essere interamente ebanizzati, fossero definiti “Veneroni” e ascritti all'ambito pavese.

Esemplari
In realtà, il cassettone pubblicato dall'Alberici, ebanizzatura a parte, fà un po' storia a sé rispetto alla maggior parte degli esemplari noti, che sono:
- 1) un cassettone “verniciato in nero ad imitazione ebano”, fine del Seicento, collezione privata saluzzese, pubblicato dal Midana come piemontese, anche se        “Proveniente dal bresciano”, circostanza non priva di significato, come avremo modo di constatare (A. Midana, L'arte del legno in Piemonte nel Sei e Settecento,        Itala  Ars, Torino s.d., p. 100 n. 168) [Figura 1];
- 2) un cassettone ebanizzato già Antichità Subert, Milano;
- 3) un cassettone colore naturale (forse ebanizzato in origine), già Antichità Subert, Milano [Figura 2);
- 4) un cassettone ebanizzato passato in asta a Milano presso Il Ponte nel giugno 1998;
- 5) un cassettone ebanizzato in collezione privata (visto, ma non altrimenti documentabile);
- 6) un cassettone, uno di una coppia, apparso in asta da Finarte (date non disponibili) [Figura 3].

Caratteristiche
Questi mobili, per i quali si propone una datazione ai primi decenni del Settecento (soprattutto per quelli con forme mosse), presentano alcune caratteristiche particolari. Quasi tutti hanno un cassetto sotto il piano, appena più piccolo rispetto ai cassetti inferiori e con il prospetto ribaltabile, celante al suo interno una serie di tiretti molto regolari. La fronte è quasi sempre tripartita in senso verticale e ciascuna delle tre parti in cui essa è suddivisa risulta scandita da formelle rettangolari . Ciò si verifica per tutti gli esemplari considerati, tranne quello pubblicato dall'Alberici e quello in collezione privata di cui sopra al numero 5.
Un altro elemento che compare in quasi tutti è lo spigolo scantonato a tre facce, leggermente aggettante, percorso da profonde scanalature. Sopra lo spigolo, ai lati del cassetto sotto il piano, troviamo una forma sagomata che, in qualche misura, si ripropone nei piedi. I piedi non sono identici nei vari esemplari, ma hanno in comune una forma sagomata e tripartita che riprende l'impostazione dello spigolo. Talvolta i piedi si semplificano in una forma svasata. E' indubbia la familiarità di questi mobili che siamo portati a ricondurre a uno stesso ambito. Ma quale ?

Fig 1 Fig 2
Figura 1
Cassettone, ambito cremonese, inizi XVIII secolo (A.Midana, L'arte del legno in Piemonte nel Sei e Settecento, Itala Ars, Torino s.d., p. 100 n. 168)

Figura 2
Cassettone, ambito cremonese, inizi XVIII secolo
(già Antichità Subert, Milano)
Provenienza
Il cassettone in Figura 2 (il numero 3 dell'elenco) mostra due elementi che contribuiscono a definirne, almeno in via ipotetica, la provenienza:
a) due decori contrapposti a forma di “picche”, realizzati con cornicette a rilievo (sulla formella centrale dei cassetti grandi), che ritroviamo in mobili cremonesi di varie epoche (che qui non riusciamo a documentare per ragioni di spazio);
b) un decoro di forma vagamente romboidale (al centro del cassetto superiore), che trova riscontro in alcuni mobili di sicura provenienza cremonese o lodigiana (benché diffuso anche altrove in Lombardia).
Si tratta per ora di due soli indizi che ci consentono di ipotizzare una provenienza da un territorio che sfiora la provincia di Pavia, da cui siamo partiti. Se guardiamo al cassettone della Figura 3 (il numero 6 dell'elenco), possiamo osservare un elemento nuovo e foriero, si spera, di sviluppi: la “goccia”, che troviamo sia nella parte superiore dello spigolo, sia nella parte alta del fianco.
Questa “goccia”, nella vulgata antiquaria, è sempre stata considerata un particolare decorativo di ambito bresciano. Poiché le ebanisterie cremonese e bresciana presentano diversi punti di contatto tra loro, si ottiene la conferma, anche se indiretta, circa l'attendibilità dell'ipotesi che qui si vuole sostenere, ossia il riferimento a Cremona per queste produzioni. Alla luce di ciò, si potrebbe spiegare la “provenienza dal Bresciano” del cassettone pubblicato da Midana (vedi sopra).
A ulteriore conferma di quanto ipotizzato, troviamo caratteristiche del tutto simili a quelle variamente descritte in un cassettone di certa provenienza cremonese e a quel contesto ascrivibile, anche su base stilistica, per il suo particolare e inconfondibile cromatismo [Figura 4].
Fig 3 Fig 4
Figura 3
Cassettone, ambito cremonese, inizi XVIII secolo (Finarte)
Figura 4
Cassettone, ambito cremonese, inizi XVIII secolo (già Montournel, Quinzano, Bs, Brixiantiquaria 1998).


Conclusione
Possiamo quindi concludere che i cassettoni spesso denominati sul mercato “Veneroni”, le cui principali caratteristiche sono state sopra identificate, si possono assegnare a un'area più o meno vasta della Lombardia con epicentro a Cremona. Come avremo modo di vedere in una prossima occasione, a questa specifica produzione si collega, attraverso una serie di passaggi successivi, una nutrita famiglia di ribalte e trumeaux, decorati con le classiche cornicette nere, prodotti attorno alla metà del Settecento.

 

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