Per una madonna di Bartolomeo Veneto
  Febbraio 2017
   

Il 29 maggio 2012 presso la casa d'aste Wannenes a Genova è stata presentata una Madonna col Bambino di Bartolomeo Veneto (Figura 1; Nota 1), recante sul cartiglio, posto sul davanzale, un'iscrizione che può sciogliersi in “Bartoleus venetus 1516 P(inxit)”.

Così riporta la scheda in catalogo che cita per confronto alcune opere del pittore. Innanzi tutto la Madonna col Bambino firmata e datata 1505 conservata presso l'Accademia Carrara di Bergamo (Figura 2) sulla quale si legge “Bartholomaeus venetus faciebat” e quella, assai simile, già appartenuta alla collezione Donà delle Rose a Venezia sulla quale si legge “Bartolamio mezo venizian e mezo cremonexe” e la data 1502. Quest'opera è ricomparsa sul mercato nel gennaio del 2013, poco più di sei mesi dopo l'asta Wanneness (Figura 3).

Di questo soggetto, che vede la Madonna afferrare con la mano destra il piede del Bambino che allunga la gamba, sono note numerosissime versioni (Nota 2).

 

Fig. 1
Bartolomeo Veneto, Madonna col Bambino, 1516, (olio su) tavola cm. 67,5x51,5, Wannenes, Genova 29.5.2012 n. 63 (opera già proposta il n. 93 in un'asta della stessa casa in data 29.11.2011).

 

Fig. 2 - Bartolomeo Veneto, Madonna col Bambino, 1505, tavola cm. 44x35, Bergamo, Accademia Carrara, inv. 159
(foto Anderson, fototeca Fondazione Zeri, n. 92209, rif. scheda n. 37988).

Fig. 3 - Bartolomeo Veneto, Madonna col Bambino, 1502, olio su tavola cm 64x57,5, (Christie's Old Masters, New York 30.2013 n. 142).
Vedi l'ottima scheda con bibliografia aggiornata.


Torniamo però alla tavola iniziale nella quale “sono altresì evidenti alcune inflessioni nordiche che rivelano la conoscenza di modelli pittorici düreriani, assimilati tramite le incisioni a stampa e verosimilmente da una conoscenza del maestro tedesco avvenuta a Venezia”.
La dipendenza da modelli tedeschi viene evidenziata da Gustavo Pauli nell'articolo  Per una Madonna del Boltraffio (da noi parafrasato nel titolo) uscito nel 1912 sul numero 1-2 (p. 19) della rivista Rassegna d'Arte, Si parla di una Madonna col Bambino conservata nel museo di Münster in Westfalia (Figura 4) su cui compare una scritta in caratteri dorati recitante “Io. A. Boltraffio Fecit 1504” sul parapetto a sinistra della Vergine. Di quella che riteniamo sia la stessa opera mostriamo un'immagine a colori reperita in rete (Figura 5) .

Fig. 4, 5 - Bartolomeo Veneto, Madonna col Bambino, Münster Landesmuseum.
Non è stato possibile verificare se il dipinto si trovi ancora a Münster. Il museo aperto nel 1908 ha subito varie vicende che hanno portato nel 2009 alla demolizione della vecchia sede e alla riapertura nel 1914 in un nuovo edificazione.


Sagacemente Pauli dubita che l'autore sia Boltraffio perché la Madonna è copiata fedelmente da un'incisione di Dürer datata 1513 (Figura 6), mentre il gruppo che si scorge sullo sfondo è tratto da un'incisione di Luca di Leida intitolata La figlia di Jefte, databile al 1508, ma la scoperta lo porta a ipotizzare che si possa trattare di un falso(Figura 7 ).

Fig. 6 - Albrecht Dürer, Madonna col Bambino, 1513
(rif. The Illustrated Bartsch, X, p. 32 n. 35-55, Madonna by the Tree).

Fig. 7 - Luca di Leida, La figlia di Jefte, 1508 ca (rif. The illustrated Bartsch, XII,  p. 156 n. 24-350, Jephtah's Daughter before Her Father [Abigail before David]).

Le cose vengono rimesse a posto nel successivo numero 4 del 1912 di Rassegna d'Arte (Nota 3), allorquando prima Herbert Cook e poi Guido Cagnola assegnano la tavola di Münster a Bartolomeo Veneto giudicando apocrifa la scritta relativa a Boltraffio. Nel suo intervento, Cagnola coglie l'occasione per mostrare un dipinto inedito di Bartolomeo Veneto all'epoca di proprietà del commendatore Bozzotti di Milano (Figura 8).

Essa appartiene alla serie che ha come capostipite la versione Donà delle Rose del 1502 con l'aggiunta però di un san Giovannino, mettendola in relazione a un dipinto dell'Ambrosiana del tutto simile, compresa la scelta cromatica per gli abiti della Vergine (veste, manto, velo). Dall'unica immagine disponibile non è possibile verificarlo, ma Cagnola riferisce che nel dipinto del comm. Bozzotti compare la stessa roccia e lo stesso gruppo di persone e animali raffigurati nell'incisione di Luca di Leida sopra richiamata.

 


Fig. 8 - Bartolomeo Veneto, Madonna col Bambino e san Giovannino, Milano, collezione comm. Bozzotti. Erminio Bozzotti aveva sposato nel 1881 Anna o Anita Basevi (1861-1937), la quale, dopo essere rimasta vedova, aveva sposato Guido Cagnola nel 1919.

Concludiamo mostrando limmagine di un dipinto, censito in una non meglio identificata collezione privata milanese, che presenta, questa volta su fondo scuro, la Madonna e il Bambino nella stessa posizione delle tavole Wannenes e Münster [Figura 9].

 

Fig. 9 - Bartolomeo Veneto, Madonna col Bambino, Milano, collezione privata,
già asta Galleria d'Arte Geri 24-31 ottobre 1916 n. 796
(foto Dino Zani, fototeca Fondazione Zeri, n. 92191, rif. scheda n. 37977).

 

   

Note

[1]
Su Bartolomeo Veneto, in rete, vedi: Elena Bassi in Dizionario Biografico degli Italiani (1964), Treccani, ad vocem vedi anche Bartolomeo Veneto, L'Opera Completa, di Laura Pagnotta (Firenze 1997), la quale può essere considerata la maggior esperta del pittore.
[2]
La maggior parte è rintracciabile sul sito della Fondazione Zeri. Per completezza, cito un'altra opera di Bartolomeo Veneto a cui si fa riferimento nella scheda dell'asta Wannenes: una Madonna col Bambino già appartenuta alla collezione D. Levinson di New York (archivio Fondazione Zeri, scheda n. 37979, foto n. 92193).
[3]
Rassegna d'Arte è una rivista fondata da Guido Cagnola (1861-1954) e altri nel 1901 e uscita fino al 1922. Sull'argomento vedi: Alessandro Rovetta, La Rassegna d'Arte di Guido Cagnola e Francesco Malaguzzi Valeri (1908-1914), in Percorsi di critica. (a cura di Rosanna Cioffi e Alessandro Rovetta, atti del convegno, Milano, Università Cattolica, 30 novembre-1 dicembre 2006, Vita e Pensiero, Milano 2006, p. 281 e ss. L'autore sottolinea come la rivista indagasse anche pinacoteche piccole e poco note, come appunto il Landesmuseum di Münster.

   
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