Notizie su Anselmo e Cesare De' Conti a Lodi (fine XVI sec.)
di Pierluigi Majocchi

Pubblicato il 1 sett. 2014
   

In alcuni articoli pubblicati su questo sito è stata presentata l’attività lodigiana di Anselmo de Conti, artefice del legno milanese; una prima volta in relazione al coro realizzato con il figlio Virgilio per la chiesa di S. Romano tra il 1570 e il 1576 e una seconda volta, in breve, in relazione alla costruzione di un camino in marmo rosso nel 1574 insieme a Giovanni Pietro Codeferri (Nota 1).

In un successivo documento datato 11 maggio 1581 (Figura 1), Anselmo de’ Conti fu Pietro, che risulta abitante a Milano nella parrocchia S. Giorgio al Pozzo a Porta Orientale, promette di costruire una sedia da coro con due angeli al posto delle colonne per la chiesa di S. Cristoforo a Lodi, e di farlo in quattro mesi  ricevendo un compenso di  23 scudi d’oro (Nota 2). Di questo lavoro in S. Cristoforo non esiste più niente. La chiesa venne trasformata in epoca napoleonica prima in stalla e poi in caserma, si sono salvate soltanto alcune tarsie del coro che sono state collocate nell'abside del Duomo di Lodi.

Fig. 1


Poco più tardi, troviamo a Lodi anche il figlio di Anselmo, Cesare de’ Conti. Abita a Lodi vicino a S. Agnese ed è anch’egli “legnamaro”, ma esercita la sua attività separatamente dal padre.
Risalgono al 1583 (3 agosto) gli accordi presi con il Capitolo del Duomo di Lodi per costruire un grande armadio di noce per la Sacrestia, simile a quello costruito per i padri Barnabiti di Milano, solo più alto per particolari esigenze di contenuto. L’armadio deve occupare tutta la lunghezza della parete della Sacrestia, dall’uno all’altro muro, deve essere consegnato in tre mesi e il prezzo concordato ammonta a 50 scudi d’oro (Nota 3).
Nel Duomo di Lodi vi sono due grandi Sacrestie: una al primo piano e una posta ad un piano superiore.
La prima contiene un arredo ligneo molto bello ma realizzato in uno stile che rimanda al pieno Settecento;
l'ambiente della sacrestia è stato addossato alla facciata esterna del Duomo che conserva ancora le arcatelle, i decori e le finestre che dimostrano che l'ambiente fu costruito in epoca più recente.
La seconda, invece, ha una struttura più antica, ha il tetto in volta, come si legge nel documento e contiene un arredo ligneo che occupa tutte e quattro le pareti (Figure 2 e 3). Gli armadi sono in legno di noce, ma un’analisi stilistica li colloca tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo, quindi l’armadio di Cesare de’ Conti è da considerare, al momento, perduto (Nota 4).


L’ultimo lavoro documentato di Cesare de’ Conti a Lodi  risale al 1587 ed è la costruzione di due scanni e una porta per il coro di S. Agnese, da consegnare in due mesi circa al prezzo di 28 scudi d’oro. Come è noto, il coro era stato  realizzato solo un anno prima da Lazzaro Barbieri (Nota 5) e viene chiesto a Cesare di  adattarsi allo stile di questo. In particolare nel documento, che è datato 29 luglio 1587, si legge “e dette sedie ano da esser chonforme a un desegno qual sarà presso Pietro Bagio nodar”  e più avanti “ deti banchi abiano da essere più  chonformi a il choro che si po’ ”. Non sappiamo perché questo incarico non sia stato assegnato allo stesso Barbieri; potrebbe essere morto, essersi trasferito altrove oppure possono esserci stati dei dissapori con la committenza.


Note

1 - Le soppressioni austriache e il trasporto del coro ligneo da S.Romano in S.Lorenzo
     L'attivita di Giovanni Pietro Codeferri a Lodi

2 - ASML, Fondo Notarile, Notaio Bracchi Tommaso fu Ludovico. Trascrizione Doc. 11.5.1581.

3 -ASML, Fondo Notarile, Notaio Paleari Michele. Trascrizione Doc. 3.8.1583. Il documento contiene un descrizione abbastanza particolareggiata di come deve essere fatto l’armadio.

4 - Sul Duomo è in via di pubblicazione (ottobre 2014) un volume nel quale è probabile si parli anche delle Sacrestie

5 - ASML, Fondo Notarile, Notaio Baggi Pietro. Trascrizione Doc. 29.7.1587. Sul coro di Lazzaro Barbieri in S.Agnese vedi: Il coro ligneo di Lazzaro Barbieri per S.Agnese a Lodi


Note in calce

Quanto viene specificato dai committenti di Cesare de' Conti “simile a quello costruito per i padri Barnabiti di Milano”, induce ad alcune riflessioni.
Nel 1587 la chiesa dei padri Barnabiti era quella dei santi Paolo e Barnaba, nata dalla ristrutturazione (1561 circa) su disegno di Galeazzo Alessi dell'antica chiesa di S. Barnaba in brolo, già restaurata nel 1545 dal nuovo ordine di san Paolo, detto anche dei Barnabiti proprio dalla chiesa di S. Barnaba, fondato nel 1533 da padre Antonio Maria Zaccaria,.
Non può trattarsi dell'altra grande chiesa barnabita di Milano, quella di sant'Alessandro, fondata da san Carlo Borromeo solo nel 1602 su progetto del barnabita Lorenzo Binago.
In genere, un artefice viene incaricato perché un suo precedente lavoro è stato già visto e apprezzato e questo lavoro viene spesso richiamato espressamente nel contratto.
E' pur vero che proprio a Cesare viene chiesto per S. Agnese di adattarsi allo stile di Lazzaro Barbieri (vedi sopra), ma in Duomo si tratta di arredare un ambiente ex novo senza mobili preesistenti ai quali doversi
conformare. Quindi è probabile che l'armadio “barnabita” evocato come modello, oggi da considerare perduto, fosse stato eseguito dallo stesso Cesare de' Conti o, tuttalpiù, da qualche membro della sua famiglia, per la chiesa milanese dei santi Paolo e Barnaba ante 1587.
Come riportato in nota 4 è in preparazione un nuovo volume sul Duomo di Lodi dal quale potrebbero emergere importanti notizie. Nell'attesa, riferiamo che gli autori delle attuali armadiature delle due sacrestie nel Duomo di Lodi, sono al momento ignoti. Tuttavia è possibile evidenziare in alcuni elementi costruttivi e decorativi riscontri formali con gli arredi  del Santuario dell'Incoronata, sempre a Lodi, e più precisamente sia con il coro eseguito da Carlo Antonio Lanzani (ultimato nel 1697-99), sia con un armadio realizzato da Antonio Rota o Rotta, attualmente collocato in un corridoio adiacente la sacrestia, eseguito in uno stile arcaico rispetto allo stile con il quale lo stesso Rota realizza l'arredo interno della sacrestia nel 1744 (A.B.)


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