Mobili visti a Mercanteinfiera marzo 2018

Aprile 2018
   

La visita a Mercanteinfiera presso i padiglioni della Fiera di Parma è sempre un'occasione imperdibile per immergersi nel mondo dell'antiquariato a dispetto dell'andamento più o meno fiacco delle contrattazioni.

Si sono visti molti mobili, ma ne riteniamo alcuni degni di particolare nota.
L'antiquario Varesani esponeva un cassettone correttamente definito bresciano di epoca Luigi XIV (Figura 1), caratterizzato dal tipico movimento della fronte, dalla lastronatura in noce disposta “in piedi” sui bordi e inclinata al centro, ma soprattutto dalle riserve in radica di pioppo (di noce sul fianco e sul piano) scontornate da un decoro di tipo vegetale in acero.

Fig. 1 - Cassettone lastronato e intarsiato (noce, carrubo, acero, radica di noce, radica di pioppo),
Brescia epoca Luigi XIV, Enrico e Andrea Varesani, Vegga di Casalgrande (Re), 347-3337197, varesaniandrea@gmail.com

Riscontriamo però alcuni dettagli che lo differenziano rispetto al tipo bresciano (Figura 2).

In primo luogo notiamo il profilo modanato che raccorda il corpo principale ai piedi, eseguito con legni di testa alternati di colore chiaro (carrubo) e scuro (noce), circostanza ravvisabile, ma in modo meno netto è quindi più familiare, sul bordo del piano e sulle catene (elementi separatori dei cassetti).
In secondo luogo, la parte centrale della fronte dei cassetti mostra alcune figurine intarsiate di persone e animali; si distinguono dei duellanti e dei pappagalli su un trespolo.
Il piede a mensola che nell'esemplare visto a Parma si spezza è un preziosismo che denota una particolare raffinatezza esecutiva, non riscontrabile in altri cassettoni di questo genere.
I primi due elementi evidenziati, il bordo di base e le figurine intarsiate, ci consentono di collocare più precisamente il mobile tra Brescia e Cremona poiché un certo colorismo basato sull'alternanza di legni chiari e scuri si riscontra con una certa frequenza nell'ebanisteria cremonese, mentre l'idea di figure erratiche, senza alcun apparente collegamento, intarsiate sulla superficie è condivisa dagli artefici cremonesi e piacentini (nota 1).

 

Fig. 2 - Cassettone lastronato e intarsiato, Brescia, epoca Luigi XIV (pubblicato in Vergara Lino, I mobili d’antiquariato, De Vecchi, Milano 1999, p. 61)


Sempre al territorio di Brescia viene attribuito un cassettone abbastanza insolito per il profilo “a manico di ombrello” che decora gli spigoli anteriori (Figura 3 e 3 bis). Il primo cassetto si abbatte a formare un piano di scrittura, mostrando all'interno uno scarabattolo a quattro tiretti con la fronte intarsiata.

Fig. 3 e 3 bis - Cassettone in noce con parti intarsiate, qui attribuito a bottega bergamasca (ambito Caniana ?), epoca Luigi XIV,
Sigalini Andrea, Rezzato (Bs), 349-3730966, andreasigalini@virgilio.it .


Pensiamo che il mobile sia da collocare in area bergamasca e, più precisamente, nell'ambito della bottega dei Caniana di Romano Lombardo (nota 2). Notiamo infatti, pur nelle differenze, una certa familiarità con un raffinato cassettone che viene loro attribuito (Figura 4)

Fig. 3bis.

Fig. 4 - Cassettone lastronato e intarsiato, bottega Caniana (attr.),
già mercato antiquario (Scaccabarozzi, Bergamo).


Ci riferiamo al tipo di intarsio floreale di gusto “fiammingo”, nonché al decoro “traforato” a rilievo che troviamo all'interno dello scarabattolo nel primo cassettone e ripetuto lungo tutta la base che raccorda i piedi nel secondo. Si noti che questo decoro, che sembra la risultante di forme traforate e applicate, era in realtà eseguito con l'antica tecnica nota come “a fondo ribassato”, assai diffusa in area veneta e trapiantata soprattutto nella Bergamasca. Infine, i pomelli in bronzo di  matrice lombarda si addicono maggiormente, almeno in linea di principio, ai mobili bergamaschi piuttosto che a quelli bresciani, che adottano di preferenza una “maniglieria” di gusto veneto.
E' tuttavia possibile che, data la notorietà raggiunta dai Caniana tra Sei e Settecento, qualche anonima bottega bresciana abbia potuto ispirarsi alla loro produzione.

Si cambia genere, ambito territoriale ed epoca con due mobili di provenienza parmigiana, che nulla hanno a che vedere con i tipici prodotti dell'ebanisteria parmigiana in massello di noce, essendo di chiara derivazione da modelli francesi, sebbene eseguiti con materiali autoctoni (nota 3).

Il primo presenta un'anomalia: tra i due cassetti vediamo un profilo arrotondato che si interrompe in prossimità dei fianchi, confluendo in un tassello quadrangolare lastronato che sembra “ritagliato”  negli spigoli dei cassetti (Figura 5 e dettaglio); questo tassello ripara la testa dei sostegni interni che consentono lo scorrimento dei cassetti.

Fig. 5 - Cassettone lastronato in noce e radica di noce,
Parma, terzo quarto del XVIII secolo, Le colonne, Firenze, 328-9846467, www.antichitacolonne.com , antichitacolonne@libero.it .

Dettaglio


E' consueto in questi mobili, per quanto rari, trovare una catena piatta, come se i tasselli in questione proseguissero a tutta lunghezza ricongiungendosi; il profilo arrotondato è del tutto inusuale.
Tuttavia, un attento esame ha rivelato che questa soluzione, per quanto bizzarra, è nata col mobile e non è il frutto di successive manomissioni.

Il secondo mobile (Figura 6) ha suscitato l'interesse degli operatori, alcuni dei quali hanno proposto una provenienza modenese.

Fig. 6 - Cassettone a ribalta lastronato in radica di pioppo, Parma, ultimo quarto del XVIII secolo,
Giovanni Chiodelli, Milano, 328-7074939, gio.chiodelli@gmail.com.

Si tratta invece di un mobile parmigiano come dimostra il confronto con un cassettone a ribalta con alzata pubblicato da Cirillo e Godi (Figura 7), confronto dal quale traiamo giustificazione anche per la forma apparentemente inconsueta della spalla triangolare ai lati del piano ribaltabile.

Senza nulla togliere alla notevole qualità del mobile, lo stesso venditore faceva correttamente notare come esso portasse all'origine maniglie e bocchette ovali in stile neoclassico, unica superstite quella sulla fronte del piano ribaltabile, sebbene le maniglie attuali siano antiche e consone allo stile parmigiano. Ciò induce a identificare la ribalta come “di transizione” e datarla all'ultimo quarto del Settecento.

 

 

Fig. 7 - Cassettone a ribalta con alzata lastronato a graticcio in noce e radica di noce, Parma, terzo quarto del XVIII secolo (Cirillo-Godi, op. cit., p. 155 n. 398).


Note
[1]
Su questi aspetti si veda Appunti sull'ebanisteria a Cremona e Mobili piecentini, cremonesi o ….

[2]
Sulla bottega Caniana il testo di riferimento è ancora: Labaa R., Gian Battista Caniana Architetto e Intarsiatore, Banca Credito Cooperativo di Calcio e Covo, Almenno S.B. (Bg) 2001.
Vedi anche: Bardelli A.-Mander M., Su Giovan Battista e Giovanni Paolo Caniana, Rassegna di Studi e notizie, Castello Sforzesco, Milano 2007-2008;  Bardelli A., Proposta di attribuzione e modelli iconografici per alcuni sedili intarsiati nelle Raccolte del Castello sforzesco, Rassegna di Studi e notizie, Castello Sforzesco, Milano 2010.
Su antiqua: Della bottega Caniana il cassettone Finarte maggio 2009

[3]
Su questi mobili parmigiani di gusto francese, in particolare su uno straordinario esemplare eseguito a Parma per la Corte dall'ebanista francese Michel Poncet, vedi: Ebanisteria parmigiana del Settecento. Il mobile di corte ritrovato.
Sul mobile parmigiano vedi: Cirillo G.-Godi G., Il mobile a Parma fra barocco e romanticismo, Banca del Monte di Parma, Parma 1983.


 
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