La morte di San Giuseppe
  Pubblicato il 1 nov. 2014
   

La vicenda del “trapasso” di Giuseppe è ampiamente narrata nella Storia di Giuseppe il falegname, apocrifo del IV o V secolo, del quale sono pervenute la versione copta, armene e araba (Nota 1).
Secondo questa fonte, Giuseppe morì all'età di 111 nel modo più sereno possibile, circondato dall’amore delle persone che gli erano più care: Gesù e Maria. A quale miglior morte potrebbe ambire un cristiano? Per tale motivo, Giuseppe era venerato come “patrono della buona morte” presso le Confraternite ad essa intitolate, fiorite con la Controriforma.
Più in generale, la diffusione iconografica dell'episodio si connette a quella generale rivalutazione della figura del santo che si compie dalla metà del XVI secolo.
Ne scaturisce un “florilegio” iconografico su vari episodi della sua vita che si diffonde nell'ambito della cultura barocca. La raffigurazione della morte di Giuseppe (definita anche transito o trapasso), in particolare, incontra un notevole favore tra Sei e Settecento nella pittura italiana e spagnola (Nota 2).
I modelli adottati dai pittori del Settecento per le composizioni con tale soggetto, vanno ricercati nei prototipi  realizzati a Roma tra  la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo da artisti come Carlo Maratta (1625-1713). Un suo celebre dipinto, attualmente al Kunsthistorische Museum di Vienna (Figura 1), venne eseguito su commissione dell'imperatore Leopoldo I per la cappella dell'imperatrice madre Eleonora di Gonzaga nell'Hofburg viennese, ma la sua notorietà e diffusione fu garantita dalle incisioni di Cesare Fantetti (1660-1740) e Nicolas Dorigny (1658-1746).

Fig. 1 - Carlo Maratta, Transito di san Giuseppe, Vienna, Kunsthistorische Museum.


Ad esso si ispira, ad esempio, il dipinto di Francesco Trevisani (1656-1746) per la chiesa di sant'Ignazio a Roma [Figura 2 ], nonché quello eseguito da padre Fedele Tirrito (1717-1801) per la chiesa di san Francesco a Casteltermini in provincia di Agrigento [Figura 3 ].

Fig 2 - Francesco Trevisani, La morte di San Giuseppe,
Roma, chiesa di sant'Ignazio (Fondazione Zeri).
Fig. 3 - P. Fedele Tirrito, Transito di san Giuseppe, 1759-1762,
olio su tela, cm. 245x165, Casteltermini (Ag), Chiesa di san Francesco.


Da un altro prototipo di Carlo Maratta (che al momento non è stato possibile identificare) sono state tratte numerose copie e altrettante stampe di traduzione (Figure 4 e 5), secondo una consuetudine che si protrae per tutto l'Ottocento (Nota 3).

Fig. 4 - Anonimo copista da Carlo Maratta, seconda metà XVII sec.,
Roma, Chiesa Santo Stefano del Cacco (Fondazione Zeri).

Fig. 5 - Robert va Audenaerd (1663-1743), da Carlo Maratta, acquaforte, Milano, Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli.
Si noti la posizione delle figure in contropartita rispetto a quelle del dipinto.
Note

1 Una versione latina del testo arabo è in C. Tischendorf, Evangelia apocrypha, Lipsia 1876, pp. 122-139: http://www.floscarmeli.net/modules.php?name=News&file=article&sid=192.

2 Diverse immagini di dipinti raffiguranti la morte di san Giuseppe si possono reperire sul sito della Fondazione dazione Zeri: http://www.fondazionezeri.unibo.it

3 Numerose notizie utili ai fini della redazione di questo articolo sono state tratte da: AAVV, Apocrifi. Memorie e leggende oltre i Vangeli (mostra Illegio aprile-ottobre 2009), Skira, Milano 2009, schede opere 43-44-45-46.
 
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