Placca in maiolica di Nicola da Urbino da Raffaello
  Pubblicato il 1 febb. 2015
   

Nella collezione Cagnola si conserva una placca in maiolica istoriata raffigurante una Madonna con Bambino e S. Giovanni Battista (Figura 1), già considerata un manufatto urbinate databile al 1530 circa (Nota 1)
In occasione della mostra e del convegno dedicati al celebre “maiolicaro” Francesco Xanto Avelli  alla Wallace Collection di Londra nel 2007, la placca è stata inclusa da John Mallet fra le opere attribuibili a Nicola da Urbino, con una datazione attorno al 1525-30 (Nota 2). Mallet è stato a lungo il curatore del Victoria & Albert Museum di Londra ed è una vera autorità in materia di maiolica rinascimentale italiana.

Fig. 1 -Nicola da Urbino (attr.), Madonna con Bambino e S. Giovanni Battista, 1525-30, placca in maiolica,
Gazzada (Va), Collezione Villa Cagnola, Inv. MA.009.


Eludendo le questioni attributive, desideriamo concentrare l'attenzione sugli aspetti iconografici. Nella scheda pubblicata nella monografia citata in nota 1, si sostiene che la placca Cagnola è simile a quella del Museo di Faenza (Carmen Ravanelli Guidotti La donazione Angiolo Fanfani, Faenza 1990, n. 126) e che entrambe derivano da un'incisione di Marcantonio Raimondi dal titolo “Madonna della Palma”, che lo stesso Raimondi ricava da Raffaello (Figura 2).

Fig 2 -Marcantonio Raimondi, Madonna con Bambino, santa Elisabetta e san Giovanni Battista, incisione, 1520-25,
Università di Oxford, Ashmoleam Museum, Inv. Wa.Oa 1500.


Precisiamo che tanto la placca Cagnola, quanto quella di Faenza non hanno nulla a che vedere con la celebre Madonna della Palma di Raffaello che si trova a Edinburgo ( Figura 3), quanto con la cosiddetta Madonna del Divino Amore conservata a Capodimonte (Figura 4). Quest'ultima era stata in precedenza attribuito a Francesco Penni detto il Fattore (1496?-dopo 1528?) e in tempi recenti riassegnato a Raffaello, conformemente a quanto già indicato da Vasari (Nota 3).

Fig. 3 - Raffaello, Madonna della palma, 1507 circa,
Edinburgo, National Gallery of Scotland

Fig. 4 - Raffaello (?), Madonna del Divino Amore, 1517-18,
Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte.


Il dipinto di Capodimonte sarebbe stato eseguito nel 1517-18 (Nota 4) per Leonello da Carpi,  divenuto signore di Meldola nel 1531, il quale potrebbe averla ereditata dal fratello Alberto, umanista in contatto con gli artisti attivi a Roma nel secondo decennio del Cinquecento. La Madonna del Divino Amore passa al figlio di Leonello,  Rodolfo Pio, vescovo di Faenza nel 1528 e successivamente cardinale nel 1537 a Roma, dove la tavola è segnalata da Vasari nel 1550. Nel 1565, viene venduta al cardinale Alessandro Farnese, nel 1662  passa nelle collezioni dei Farnese di Parma e, nel 1734, a Carlo III di Borbone a Napoli, dove ritorna stabilmente nel 1816 dopo varie peregrinazioni che la portano prima a Palermo e poi a Costantinopoli. E’ solo nel XIX secolo che il dipinto acquista la denominazione di Madonna del Divino Amore. (con riferimento all’istituzione dell’Oratorio del Divino Amore presso Santa Cecilia a Roma nel 1516, sostenuto dagli umanisti con cui Raffaello era in contatto).
Nonostante alcune differenze piuttosto evidenti, si ritiene che l’incisione di Raimondi derivi dalla Madonna del Divino Amore oppure sia ad essa strettamente collegata. Rispetto al dipinto di Capodimonte, Raimondi aggiunge la palma, omette la figura di san Giuseppe e inserisce il particolare di santa Elisabetta che appoggia la mano sinistra sulla spalla della Vergine.
Pensiamo che la placca Cagnola, al pari di quella di faentina, sia ricavata dall’incisione di Raimondi, privata della palma e della figura di santa Elisabetta, per la posizione del san Giovannino che differisce lievemente da quella che lo stesso assume nel dipinto di Capodimonte.
Sempre nell’ambito delle arti decorative, dall’incisione di Raimondi derivano anche un arazzo di manifattura fiamminga, anteriore al 1538, conservato a Loreto presso il palazzo Apostolico e un vetro dipinto e dorato, databile al XVI secolo che si trova a  Torino presso il Museo Civico d’Arte Antica di Palazzo Madama.

 
 
Note

(1)
AAVV, La collezione Cagnola. Le arti decorative, Nomos, Busto Arsizio (Va) 1999, p. 167 n. 9.
(2)
cfr. FAENZA, Anno XCIII – 2007, Fasc. IV-V, pp. 226-227, K.
Su Nicola da Urbino, vedi uno scritto di Timoty Wilson incentrato su un servizio in  maiolica di 17 pezzi che si trova a Venezia al museo Correr (http://www.ashmolean.org/documents/Staff/WilsonTim/FHNicoladaUrbino.pdf).
(3)
La tesi è stata sostenuta nel 2011 dalla sovrintendente per il Polo museale di Napoli, Lorenza Mochi Onori (vedi articolo di Stefano de Stefano sul Corriere del Mezzogiorno del 6.luglio 2011.)
(4)
Sulla Madonna del Divino amore vedi: Daniele Leoni, Raffaello e la Madonna del Divino Amore, Ponte Vecchio, Cesena 2009, che analizza l’opera da vari punti di vista, con particolare riferimento all’invenzione del soggetto e alla sua diffusione in ambito emiliano-romagnolo.

Si ringrazia la studiosa Cristina Campanella per aver segnalato l’attribuzione e aver fornito informazioni e segnalazioni utili ai fini del presente contributo.

 
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