Placca di Castelli raffigurante Cristo e l'adultera

  Aprile 2019
   

Nel campo della critica d'arte (ma non solo), se è lecito confutare con diverse argomentazioni un certo punto di vista, è sempre con qualche remora che si evidenziano errori o semplici sviste in cui è incorso un autore.
Si ha timore di urtare la suscettibilità di chi ha commesso la svista, ma soprattutto si teme di essere colti in flagrante in qualche circostanza ed essere a nostra volta la vittima di pungenti sarcasmi: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”.
Appunto, verrebbe da dire, visto che l'argomento che in questa sede desideriamo trattare, si spera con la necessaria leggerezza, è proprio il tema iconografico di Cristo e l'adultera.

Presso la Collezione Cagnola di Gazzada (Va) si conserva una placca in maiolica attribuita alla manifattura di Castelli in Abruzzo (Figura 1).

Fig. 1 - Manifattura di Castelli, placca in maiolica, cm. 28,7 x 41,7, alt. 1,8, XVIII secolo (?),
Collezione Cagnola, Gazzada, Va, inv. MA.67.

Raffigura un episodio tratto dal Vangelo secondo Giovanni (VIII) in cui alcuni farisei conducono da Gesù un'adultera che compare sulla destra attorniata dai soldati. I farisei chiedono a Gesù di giudicarla, ma lui si inginocchia traccia col dito una scritta nella sabbia per poi pronunciare la famosa frase"chi è senza peccato ..." (nota).

Nel catalogo della Collezione Cagnola dedicato alle Arti Decorative, la placca viene definita di scarsa qualità artistica ed è questo probabilmente il motivo per il quale non viene dedicata un'attenzione particolare alla definizione di quanto rappresentato.
Posto che il manufatto non appare di qualità così modesta, stupisce che nella didascalia che ne accompagna l'immagine in catalogo il soggetto venga completamente frainteso.
Lo sforzo di fornire comunque una descrizione produce un effetto esilarante. Così si legge: “... scena istoriata con diverse figure animate da un evidente moto di sorpresa (come se i personaggi fossero nell'atto di scoprire un sepolcro vuoto, come nell'episodio della Resurrezione di Cristo?)”.

Scusate, ma sembra di sentire in sottofondo la voce di Ezio Greggio: “ma quale sepolcro vuoto? Ma quale Resurrezione?!”.

Sempre in tema “sepolcrale”, ricordo che in un catalogo d'asta (che non cito per pudore) il soggetto di un dipinto raffigurante in modo lampante La resurrezione di Lazzaro (Figura 2) veniva interpretato nella didascalia come Paesaggio roccioso (!).
A.B.

 

Fig. 2 - Vanni Pietro (1925-2002), La resurrezione di Lazzaro, olio su cartone, cm. 96 x 63.

 

NOTA

Dello stesso soggetto ci siamo occupati recentemente a proposito di una placchetta in bronzo (vedi)
 
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