Le placchette in bronzo
di Attilio Troncavini

Le placchette in bronzo costituiscono un fenomeno che ebbe un grande sviluppo in Italia settentrionale durante il Rinascimento. Il genere decadde poi rapidamente nei secoli successivi, salvo una breve ripresa in epoca neoclassica, per poi rifiorire verso la fine dell’Ottocento come fenomeno collezionistico erudito ed esclusivo. Oggi sono in pochi a coltivare questo interesse. Tra i motivi è stata individuata la “scarsa frequentazione dei classici greci e latini che caratterizza la moderna educazione scolastica rende spesso impossibile decifrare gli episodi del mito o della storia antica raffigurati sui rilievi”.

La prima definizione di placchetta (plaquette) è del 1878 e si deve a Eugène Piot in occasione dell'Expo di Parigi, secondo il quale si tratta di piccoli bassorilievi in bronzo utilizzati come elemento ornamentale per oggetti d’arte decorativa, armi e capi di vestiario. Spesso erano la copia di manufatti sbalzati in oro e argento dai maggiori orafi del Rinascimento.

Oggetti quindi destinati a decorare cofanetti, l’elsa di spade, finimenti e berretti.
A quest’ultimo proposito, possiamo citare Andrea Alciati, un giurista passato alla storia per avere pubblicato nel 1531 la prima edizione degli “Emblemata”, nella cui prefazione dice: “Ho composto un libretto di epigrammi (...) donde pittori, orefici, fonditori possano realizzare quel genere di oggetti che chiamiamo stemmi e attacchiamo ai cappelli o portiamo quali insegne”.

Sono proprio questi emblemi, costituiti da un’immagine enigmatica o simbolica accompagnata da un motto che aiuta a decifrarne il significato (lontani dalla nostra mentalità, ma in piena auge nelle corti rinascimentali), a fornire parte dei soggetti rappresentati nelle placchette.

Altre fonti iconografiche sono costituite dallo sterminato repertorio di soggetti classici, di stampo storico e mitologico, riesumati durante il Rinascimento. Ad esempio, è storicamente provato il collegamento tra placchette e le opere d’arte glittica romana (cammei, gemme incise, ecc.), nel senso che le prime erano fuse in bronzo per divulgare forme e soggetti delle seconde.

La maggior parte delle placchette in circolazione è però di soggetto religioso, come dimostra la loro grande diffusione in ambito ecclesiastico, sia come semplici immagini devozionali, sia come strumenti liturgici. E’ quest’ultimo il caso delle cosiddette paci, tavolette istoriate, prevalentemente di bronzo e generalmente montate su un supporto per impugnarle, che il sacerdote presentava ai fedeli da baciare prima di distribuire l’eucarestia. Infine, alcune placchette, di soggetto sia sacro sia profano erano utilizzate anche come elemento ornamentale nelle rilegature di libri.
Più in generale, sul piano iconografico, si registrano forti connessioni tra diversi materiali artistici rinascimentali, cioè tra medaglie, placchette, incisioni (particolarmente la xilografia che ebbe larga applicazione nelle edizioni a stampa) e ceramiche.

Sotto il profilo tecnico, le placchette sono da inquadrare nell’ambito delle produzioni seriali con tirature di circa 20 pezzi per ciascuna. Sono rarissimi casi di pezzi unici, ossia di placchette create come espressione artistica senza finalità di natura applicativa, per i quali si è soliti parlare di “piccoli rilievi”.
Per contro, vi possono essere varie e successive edizioni sulla base di una nuova matrice, ottenuta per calco da una placchetta esistente, talvolta fuori dal controllo dell'autore della prima tiratura.

La funzione delle placchette quale veicolo di diffusione di idee figurative è ben sintetizzato come segue: “... sussidio della memoria per l'erudito studioso del mito o della storia antica, di modello iconografico per gli artisti, di immagine sacra portatile per il devoto”.

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Moderno (Galeazzo Mondella) Ercole e il leone nemeo, cm. 7,6 x 5,7, 1488 circa (F.Rossi (a cura di), Placchette e rilievi di bronzo nell’età di Mantegna, Skira, Milano 2006, p. 51 n. 26).
Andrea Riccio Deposizione, cm. 11,8 x 16,7, 1515-1520 (F.Rossi (a cura di), Placchette e rilievi di bronzo nell’età di Mantegna, Skira, Milano 2006, p. 57 n. 34).
Maestro IO.F.F. Arianna all’isola di Nasso, cm. 5,76 (diam.), fine XV secolo. Torino, Palazzo Madama (1171/B), esposto nell’ambito di Voltapagina 6 (Legature preziose e placchette rinascimentali in bronzo), 2009.