Placchette in porcellana e in bronzo raffiguranti il supplizio di Marsia

  Luglio-Agosto 2017
   

In un saggio ospitato nel quaderno n. 23 (anno 2013-14) degli amici di Doccia, Alan Phipps Darr del Detroit Institute of Art, pubblica una piccola placca in porcellana dura raffigurante Apollo e Marsia (Figura 1).

Fig. 1 - Manifattura di Doccia, Apollo e Marsia, placca in porcellana dura, cm. 12,1x14,3,
Detroit, Detroit Institute of Art, Founders Society Purchase, Robert H. Tannahill Foundation Fund, F1990
(Alan Phipps Darr, The Doccia Porcelain Sculpture Collection in the Detroit Institure of Art, Amici di Doccia, Quaderni 2013-2014, n. 23 p. 82-83).


Il manufatto eseguito dalla manifattura Ginori di Doccia è ampiamente noto in letteratura sia in questa versione che in quella policroma (Figura 2).

Fig. 2 - Manifattura di Doccia, Apollo e Marsia, placca in porcellana dura, cm. 11,5 x13,
Gazzada (Va), Collezione Cagnola, Inv. PO281 (AAVV, La collezione Cagnola. Le arti decorative, Nomos, Busto Arsizio, Va, 1999, n. 281 p. 290).


La fonte letteraria è fornita da un episodio che Ovidio narra nel libro XV delle Metamorfosi, secondo il quale Apollo punisce Marsia, un satiro di origine frigia, legandolo a un albero e scorticandolo vivo per averlo sfidato in una gara musicale (Nota 1).
Per quanto riguarda invece la fonte iconografica della placchetta di porcellana, pressoché tutte le fonti sono concordi nell'identificare il prototipo, di questa e di altre simili, nelle placchette in bronzo di Guglielmo Della Porta (Figura 3). 

 

Fig. 3
Guglielmo Della Porta, Apollo e Marsia, placchetta in bronzo,
New York, Metropolitan Museum, 13.94.2.


In effetti, sono noti diversi esemplari di questa placchetta, per lo più di forma ottagonale, mentre altre versioni si devono a un suo allievo: Jacob Cornelisz Cobaert (Figura 4).

 

Fig. 4
Jacob Cornelisz Cobaert (da Guglielmo Della Porta), Apollo e Marsia, placchetta in bronzo, mercato antiquario.


L'intera serie di 16 placchette illustranti le Metamorfosi di Ovidio pare tratta di disegni eseguiti da Guglielmo della Porta (conservati in varie collezioni), il quale decise a un certo punto di riunirli in un libro e nell'aprile 1575 di trarne sedici "storie greche morali di argento et oro per adornamenti di tavole et di studioli" da offrire al re di Spagna.
I bozzetti in creta di questa serie (alcuni dei quali  rubati nel 1586) furono utilizzati da altri artisti e artigiani, tra i quali il suo allievo Jacob Cornelisz Cobaert,  la cui opera, insieme a quella di altri assistenti, è spesso confusa con quella del Della Porta (Nota 2).


Domandandosi però quale sia la fonte di ispirazione di Guglielmo Della Porta, riesce abbastanza semplice identificarla, per quanto attiene il Marsia, in una delle tante versioni di una scultura databile al I-II secolo d.C., che pone lo sventurato fauno nella stessa posizione (Figura5).

 


Fig. 5
Marsia, scultura in in marmo pentelico,
h. cm. 256 cm, I-II sec. d.C.,
Parigi, Museo del Louvre (già collezione Borghese).

 

Sono circa sessanta le statue romane a oggi conosciute che raffigurano il Marsia appeso a un albero in attesa di subire il supplizio. Si tratta evidentemente di copie e repliche di un modello più antico, probabilmente di età ellenistica (Nota 3).
Sebbene molti esemplari siano stati riportati alla luce addirittura nel corso del XIX secolo, sculture simili dovevano essere ben conosciute anche durante il Rinascimento, quando inizia un'intensa attività di scavo. E' probabile circolassero all'epoca sculture a grandezza naturale, ma è anche possibile che il soggetto fosse noto attraverso pietre e gemme incise, il che renderebbe ancora più stretto e diretto il legame con le placchette.


Raffaello, il quale nel 1517 riceve ufficialmente da papa Leone X l'incarico di tutelare il materiale archeologico (Nota 4), riproduce il Marsia in un celebre affresco per la stanza della Segnatura in Vaticano, una delle prime a  essere decorate tra il 1508 e il 1511, con accanto un Apollo che sembra richiamare nella posa scomposta delle gambe il cosiddetto Fauno Barberini (Figura 6).

 

Fig. 6
Raffaello, Apollo e Marsia, affresco 1508-1511,
Musei Vaticani, Stanza della Segnatura.

 


Tornando alle nostre placchette, sia nella versione in porcellana che in quella in bronzo, esse forniscono di Apollo, il personaggio seduto che vediamo sulla destra, un'immagine per la quale non è stato ancora possibile  identificare una precisa fonte di ispirazione.
Possiamo invece identificare un riferimento preciso, per la figura prona sulla sinistra con in mano un largo coltello, nel cosiddetto Arrotino o Scita, scultura ellenistico-romana databile al II secolo d.C., raffigurante un uomo inginocchiato mentre affila un coltello su una pietra (Figura 7).

Fig. 7 - Arrotino (Scita), officina greca del II secolo, Firenze, Uffizi.


L'opera, rinvenuta a Roma nel XVI secolo e venduta al cardinale Ferdinando de' Medici nel 1561, si trova attualmente agli Uffizi di Firenze. Contrariamente a quanto si legge nel sito del museo , ossia che solo nel “XVII secolo è stata riconosciuta come parte di un gruppo di sculture perdute che raffiguravano Apollo che scortica Marsia", la placchetta di Guglielmo della Porta dimostra che il “feroce” abbinamento era stato già identificato a fine Cinquecento.

   

Note

[1]
Vedi sull'ottimo sito ICONS, progetto realizzato all'interno del Dipartimento di Storia dell'Arte della Facoltà di Scienze Umanistiche dell'Università di Roma La Sapienza, cattedra di Iconografia e Iconologia (responsabile prof. Claudia Cieri).
[2]
Su Guglielmo Della Porta, vedi Carrol Brentano in Dizionario Biografico degli italiani Vol. 37 (1989), ad vocem.
Su  Jacob Cornelisz Cobaert, vediLuigi Ficacci in Dizionario Biografico degli italiani Vol. 26 (1982), ad vocem.
[3]
Sulla questione delle due versioni del Marsia bianco e di quello rosso, della loro datazione, vedi ancora il sito ICONS, iniziando dal commento di Chiara Mataloni sul Marsia del Louvre.
[4]
Adriana Augusti, Riflessi delle scoperte archeologiche sui bronzetti veneti del Cinquecento, in AAVV, Tulio Lombardo scultore e architetto nella Venezia del Rinascimento, Cini, Venezia 2007, p. 337 e ss.

   
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