Racconto di Natale

Il quadro

di Francesco Soave

Illustrazioni di Niccolo Di Gregorio


    Pubblicato il 1 dic. 2011

Personaggi

Enea Silvio Piccolomini (Siena, 22 agosto 1709 - Rimini, 18 novembre 1768), proclamato cardinale il 26 settembre 1766 da papa Clemente XIII; governatore di Roma e vice-camerlengo da novembre 1761 a settembre 1766.

Il Vecchio, proprietario di un quadro di Raffaello

Il Pittore, trafficante di opere d'arte

L'amico del Vecchio e suo consigliere

 

Al tempo in cui Enea Silvio Piccolomini era Governatore a Roma, un onest'uomo - a cui l'età avanzata e la salute già fattasi cagionevole non permetteva più di occuparsi in quel lavoro con cui avea sostenuto fino a quell'ora sé e la vecchia moglie – si vide costretto dal bisogno a vendere di mano in mano le poche suppellettili, che pur aveva, per mantenersi.

Era tra queste un piccolo di Raffaello, lasciatogli dai suoi avi, ma di cui egli non sapeva conoscere il prezzo. Il fumo che l'aveva offuscato, e la polvere di cui era lordo, pur concorrevano a farglielo reputare di minor conto. Per trarne alcun denaro egli si raccomandò ad un pittore, il quale era più abile a trafficare di quadri altrui, che a farne di propri.

Costui non appena ebbe veduta la tela, la mano e il valore ne riconobbe. Ma volendo abusare dell'imperizia e della necessità del buon vecchio, incominciò a beffarsene come di cosa vile e di nessun pregio, e offertigli pochi paoli - cui finse pure di dargli per atto più d'elemosina che di compenso che si dovesse al valore del quadro - esultando in cuor suo del ricco acquisto e ridendosi della dabbenaggine del pover'uomo, se lo portò via.

Avvenne, dopo alcuni giorni, che a casa del vecchio capitò un amico, il quale, non vedendo più il quadro che aveva veduto altre volte, gli domandò che ne fosse. Egli rispose di averlo venduto, disse a chi, e per quanto. L'onesto amico fremette d'indignazione al veder così tradita la semplicità del buon vecchio, e assicuratolo che l'opera era di mano maestra e di gran valore, gli fece coraggio a recarsi innanzi al Governatore, ove per animarlo vieppiù si offerse egli stesso d'accompagnarlo.

Monsignore Enea Silvio Piccolomini, udito il fatto attentamente, si fece lasciare la misura del quadro, prese notizia di ciò che questo rappresentava e li congedò ambedue. Fortunatamente c'erano nella sua galleria due quadri corrispondenti pressapoco nella grandezza a quello di cui trattavasi. A uno di questi egli fece levare la tela, e chiamato se sé il pittore disse: Sapreste per caso trovarmi una tela da collocare in questa cornice, e da accompagnare a quest'altro quadro ? ...

 " Costui non appena ebbe veduta la tela, la mano e il valore ne riconobbe. Ma volendo abusare dell'imperizia e della necessità del buon vecchio, incominciò a beffarsene come di cosa vile e di nessun pregio”.


Io l'ho appunto, rispose, ed è pittura insigne di Raffaello: essa par fatta a bello studio per esser posta là dentro ... Ebbene fate ch'io la vegga replicò momsignore; e il pittore partendo ritornò tosto col quadro.
Figurava questo una Sacra Famiglia, dipinta magistralmente. Ripuliti dal fumo e dalla polvere, i colori n'erano usciti a perfezione; vi si vedeva tutta l'esattezza de' contorni, la morbidezza delle carnagioni, la vaghezza de' panneggiamenti, l'eleganza delle figure, la verità dell'espressone che caratterizzano Raffaello.

Messa a luogo la tela, ove quadrava assai bene, e considerata per alcun tempo, il prelato ne chiese il prezzo. Io ne ho già pronti duecento zecchini, disse il pittore, ieri un amico me li ha offerti per conto di un Inglese, ch'è impaziente di farne acquisto; io li ho rifiutati tenendomi fermo sopra i duecentocinquanta, che l'opera ben li vale. Se però essa aggrada a vostra eccellenza, mi terrò pago di qualunque accrescimento della prima offerta.

Inorridì il prelato alla malvagità del ribaldo, ma tuttavia dissimulando, venne dicendogli tranquillamente, che egli non voleva contestate che il quadro fosse di molto pregio, e che molto meritasse, ma che non sapeva con tutto ciò persuadersi, ch'egli potesse di rifiutare un'offerta siffatta. Uscì il pittore nelle proteste più serie e più solenni, che punto non aggiungeva alla verità, e che quando a monsignore fosse piaciuto, gli avrebbe condotto innanzi l'amico stesso per riaffermarla.

Voi avete dunque di certo, replicò egli, l'offerta di duecento zecchini ? ... Io l'ho, monsignore, e assai più ancora io voglio sperarne ...
Orbene: non più ! Aprasi quella portiera, soggiunse tosto, rivolto a uno dei camerieri. Fu aperta: ed ecco apparire il buon vecchio che egli aveva fatto a sé venire e tenere nel frattempo nascosto. E' facile a concepire qual colpo terribile fosse per il pittore questa vista improvvisa; egli divenne pallido, si smarrì e incominciò a tremar tutto quanto.

Il prelato lo lasciò per qualche tempo alla sua confusione, vestendo apresso l'aria di severa autorità: Così, scellerato, s'abusa, disse, dell'ignoranza e della necessità di un infelice ? Quando tu l'hai tradito sì iniquamente, non hai tu allora, sciagurato, sentito fremer la natura ? Il pane che tu fraudavi ad un vecchi languido, ad una moglie cadente, non ha allor saputo destarti in cuore niun rimorso ? Anima esecrabile ! Ben sai la pena che alla tua malvagità si dovrebbe. Troppa clemenza è il darti sol la condanna, che hai tu medesimo pronunziata: ma il cielo ti guardi da nuovo delitto, che il fio ben pagherai aspramente dell'uno e dell'altro ad un tempo solo. Or i duecento zecchini, che per tua confessione quella tela merita, e che dici d'aver già pronti, darai tu subito a quest'uomo e una nuova frode, che di te giungami all'orecchio, sarà la tua perdita.

Atterrito, confuso, interdetto partì il pittore: con lacrime di tenerezza e di riconoscenza il buon vecchio benedisse mille volte il saggio benefattore. Questi gustò con pienezza il piacere d'aver sollevato un miserabile oppresso, e colto nella propria rete un truffatore ribaldo.


 


 " ... ed ecco apparire il buon vecchio che egli aveva fatto a sé venire e tenere nel frattempo nascosto”.

 

Per rendere il testo più scorrevole, pur mantenendolo sostanzialmente invariato, alcuni passaggi sono stati resi in un italiano più moderno.    
     
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