Guido Reni: tre opere pressochè inedite e alcune consideraioni
  Giugno 2017
   

Quel giorno, nell'attimo in cui scorsi il dipinto, tutto il mio essere fremette d'una gioia pagana. Il sangue mi tumultò nelle vene, i lombi si gonfiarono quasi in un empito di rabbia. La parte mostruosa di me ch'era prossima a esplodere attendeva ch'io ne usassi con un ardore senza precedenti, rinfacciandomi la mia ignoranza, ansimando per lo sdegno. Le mani, affatto inconsciamente, cominciarono un movimento che non avevo imparato mai. Sentii un che di segreto, un che di radioso, lanciarsi ratto all'assalto dal didietro. Eruppe all'improvviso, portando con sé un'ebrezza accecante ...”.
Questo brano, intimo e audace, è stato scritto da Yukio Mishima e si riferisce alla sua infanzia a Tokio, quando, poco più che dodicenne, vide su un libro la riproduzione fotografica del San Sebastiano di Guido Reni di Palazzo Rosso a Genova, capace di provocare in lui gli effetti così magistralmente narrati (nota 1).
Il rapporto tra Guido Reni e l'omosessualità si svolge in modo complesso e articolato, sia per  le sue personali, presunte, inclinazioni, sia per il riscontro nel mondo gay delle sue opere - le varie versioni del San Sebastiano tra tutte - fino a diventarne vere e proprie icone. 

Fig. 1 - Guido Reni, San Sebastiano, olio su tela 69,3 x 57,5,
collezione privata.

Fig. 2 - Guido Reni, Cristo coronato di spine, olio su tela 79,5 x 65,
collezione privata..


Può risultare irriverente e scandalizzare, ma non stupisca il fatto che Cesare Garboli, presentando l'opera completa di Guido Reni nell'austera collana dei Classici d'Arte Rizzoli, riferendosi al Sansone vittorioso della Pinacoteca di Bologna, pur schermendosi con un “se mi è concesso questo linguaggio”, parli di un'immagine “di suprema 'frosceria'” (nota 2).
In base a quanto riporta Carlo Cesare Malvasia (1616-1693), biografo di molti pittori emiliani, il Reni “si trasformava in marmo” alla presenza di modelli femminili e visse con sua madre fino ai 55 anni. Dopo la morte di lei, egli rifiutò di avere donne in casa e proibiva che una lavandaia toccasse il suoi panni sporchi e il suo vestiario (nota 3).

Sebbene l'omosessualità di Guido Reni sia per molti un dato acquisito, non vi sono prove che egli abbia avuto una vita omosessuale, a differenza del suo contemporaneo Caravaggio.
Addirittura, Ludovico Carracci lo dipinge come un purissimo angelo.
E' invece abbastanza certa la passione per il gioco d'azzardo e la frequentazione di bische clandestine.
Uno dei contributi migliori su Guido Reni e sugli aspetti che abbiamo sollevato è un saggio di Riccardo Zironi, secondo il quale l'indugio di Guido Reni sulle parti anatomiche e la loro resa risponde all'esigenza di rappresentare una bellezza ideale secondo i dettami dell'arte classica, con particolare riferimento alla statuaria greca e romana (nota 4).
Concludiamo citando testualmente il finale del saggio di Zironi, che fornisce dell'intera questione una sintesi efficacissima: “Per ironia della sorte il pittore che fondò il famoso classicismo cattolico, a detta di molti, sembra essere più interessato ai muscoli torniti che non alle forme sinuose delle belle fanciulle. Per gli storici questo è un dato di fatto e nulla più. Peccato che per molti questo potrebbe essere chiamato 'scandalo'. Noi restiamo in silenzio ed osserviamo da uomini, ancor prima che da studiosi o da storici, la poesia che lui riuscì a donare ad immagini che resteranno immortali perché da sempre presenti nel nostro immaginario collettivo”.

 

Fig. 3 - Guido Reni, Maria Maddalena in meditazione,
olio su tela 133 x 175, collezione privata.

 

   

Le immagini che corredano l'articolo sono relative a tre opere di Guido Reni, conservate in una collezione privata, che sono state esposte dal 2 al 20 dicembre 2016 presso Cà Taverna, sede del Comune di Albizzate (Va), nel corso di una breve ma importante mostra organizzata da Adelio Airaghi, presidente di Volarte Italia.

   

Note

[1]
Yukio Mishima, Confessioni di una maschera (trad. Marcella Bonsanti da Confession of a mask, New York, 1958), Feltrinelli, I Narratori, Milano 1969, p.40-41.
[2]
L'opera completa di Guido Reni, a cura di Edi Baccheschi (presentazione di Cesare Garboli), Classici Arte, Rizzoli, Milano 1971, p. 7. Di Cesare Garboli (1928-2004), scrittore, saggista e critico letterario, Adelphi ha pubblicato di recente una raccolta di suoi scritti con il titolo La gioia della partita.
[3]
Vedi
[4]
Riccardo Zironi, Guido Reni e il classicismo cattolico: un paradosso? Vedi

   
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