Ancora a proposito di una placchetta
  Pubblicato il 4 gen. 2012
     
 

 

 

A proposito di una placchetta raffigurante, a nostro avviso, una presentazione di Cristo a Pilato, abbiamo ricevuto un interessante contributo critico sull'argomento da parte di un visitatore del sito. Lo pubblichiamo con grande piacere.

Seguo sempre il vostro sito con grande interesse ed è col massimo rispetto che mi permetto di rivolgere un'osservazione critica, che spero costruttiva, in merito a una scheda pubblicata nell'aprile di quest'anno [2011 ndr] dove si confuta la definizione di “Ecce Homo” per il soggetto rappresentato e si preferisce definirlo una presentazione di Cristo a Pilato.
Secondo me è del tutto inusuale che Pilato non sia raffigurato, come se guardasse la scena che si svolge davanti ai suoi occhi.
Ho avuto conferma di queste mie perplessità scovando l'immagine di un dipinto del pittore Quentis Metsys intitolato Ecce Homo (1526) che si conserva a Venezia in Palazzo Ducale nella Sala del Magistrato dei Conservatori alle leggi (Inv. TS 2 p. n. 24, n. 376).
Vi compaiono gli stessi personaggi della placchetta nelle stesse identiche posizioni: sulla sinistra Pilato con un turbante in testa che si lava le mani, Cristo al centro e uno sgherro a destra, mentre altri personaggi si intravedono alle loro spalle.
Non mi pare vi siano dubbi sul fatto che la scena rappresentata sia la stessa e il fatto che Metsys sia fiammingo conferma una delle ipotesi ventilate nella scheda circa la possibile origine della placchetta.
M. S. Milano

Rispondono A. Trocavini e F. Riva

Troviamo il dipinto di Metsys (1465-1530) pubblicato in Episodi e personaggi del Vangelo di Stefano Zuffi (Electa, Dizionari d'arte 2002, p. 279) col titolo di Ecce Homo e con il personaggio di Pilato a sinistra (per chi guarda). L'episodio è riferito con precisione solo nel Vangelo di Giovanni [GV 19,5] e riguarda il momento preciso in cui Cristo, dopo essere stato flagellato e incoronato di spine, viene esposto da Pilato al popolo che, invece di essere mosso a pietà, ne reclama la morte.
Nella placchetta, invece, il Cristo non è ancora stato flagellato perché non compaiono i simboli che caratterizzano questa fase della Passione: la corona di spine, la canna a simulare lo scettro e il mantello “regale” sulle spalle, che ci sembrano essenziali al fine di identificare l'Ecce Homo.
Quanto agli altri personaggi, è vero che Pilato, a dispetto del fatto che sia un funzionario romano, è spesso raffigurato con un turbante, ma è altrettanto vero che in una Presentazione di Cristo a Erode, dipinta da Mattia Preti attorno al 1660 (Treviso, chiesa di san Martino), ad esempio, lo stesso turbante compare in testa al personaggio che trascina Cristo con le mani legate; che si tratti Cristo davanti a Erode ci viene confermato dalla veste bianca con la quale lo stesso Erode lo fa vestire e lo manda da Pilato [Luca 23,11].
Le osservazioni svolte dal visitatore del sito ci inducono però a considerare un'altra ipotesi, a parte la possibilità che l'autore della nostra placchetta abbia svolto il tema con una certa libertà, e cioè che l'episodio illustrato possa far riferimento agli altri Vangeli, non tanto a quello di Luca in cui la flagellazione viene solo minacciata [LC 23, 16 e 22], quanto quelli di Matteo e Marco in cui la stessa si colloca tra l'episodio di Pilato e la crocefissione [MT 27, 26-30; MC 15, 14-20].
Il personaggio di sinistra potrebbe essere allora effettivamente Pilato che ordina ai soldati di flagellare Cristo e successivamente crocifiggerlo; questo spiegherebbe il Cristo denudato, ma senza segni di percosse, maltrattamenti e derisioni.
Allo stato attuale, quindi, possiamo dire che la nostra placchetta rappresenti un'iconografia poco consueta e sia ancora alla ricerca di un titolo più pertinente.

 

Chiunque volesse intervenire su questo tema e portare a conoscenza di altre fonti iconografiche è pregato di scrivere all'indirizzo mail info@antiqua.mi.it