Il rinoceronte di Dürer dall'India a Lisbona a Norimberga e mai giunto a Roma
Pubblicato il 1 feb. 2014
   

La Torre di Belèm (Betlemme), uno dei monumenti più celebri di Lisbona, è stata fatta costruire nei primi anni del XVI secolo nello stile cosidetto manuelino, dal nome dal sovrano Manuel I (1469-1521), con il duplice scopo di fungere da torre difensiva alla foce del fiume Tago e come porta cerimoniale della città (Figura 1).

1 - Lisbona, Torre de Belèm (foto di Richard Bartz)


Una delle garitte poggia su una mensola in cui si intuisce chiaramente, a dispetto dell'usura causata dall'esposizione alle intemperie, la forma di una testa di rinoceronte (Figura 2) che ne ricorda un altro divenuto celeberrimo.
Siamo nel 1513 e un rinoceronte viene portato a Lisbona dall'India e Manuel I decide di farne dono a papa Leone X affidandolo al famoso navigatore Tristan da Cunha (1460 circa-1540) nominato ambasciatore a Roma nel 1514. Purtroppo la nave che lo trasportava subisce un naufragio nel Golfo di La Spezia nel 1516, ma si dice che il corpo dell'animale sia stato recuperato e impagliato, sebbene oggi si ignori se esista ancora ed eventualmente dove.
Ciò che ne resta è però una sorta di icona della grafica di tutti i tempi: il rinoceronte inciso da Albrecht Dürer nel 1515 (Figura 3) sulla base di una descrizione e di uno schizzo contenuti in una lettera inviata da Lisbona a Norimberga che Dürer ebbe modo di leggere(1).
Il fatto di aver dedotto l'immagine da uno scritto e da un disegno, per quanto dettagliati, spiega alcune imperfezioni anatomiche che lo fanno rassomigliare a un animale preistorico, ma non hanno impedito di dare a quest'opera una fama imperitura.

2 - Testa di rinoceronte in pietra (Lisbona, Torre de Belèm)
(foto di Pierluigi Pontiglio)
3 - Albrecht Dürer, Rinoceronte, 1515, xilografia.


La scritta in tedesco che vediamo nella parte alta della xilografia recita:

Il primo maggio 1513 d.C., il potente re del Portogallo Manuel di Lisbona, portò dall'India questo essere vivente chiamato rinoceronte. Questa ne costituisce un'accurata rappresentazione. Ha il colore della tartaruga maculata ed è quasi interamente coperto da spesse squame. Ha le dimensioni di un elefante, ma possiede gambe più corte ed è pressoché invulnerabile. Ha un forte corno appuntito sulla sommità del naso che affila sulle pietre. Esso è acerrimo nemico dell'elefante. L'elefante teme il rinoceronte, quindi, quando i due si incontrano, il rinoceronte carica con la testa tra le gambe anteriori al fine di squarciare il ventre dell'elefante, che risulta incapace di difendersi. Il rinoceronte è così ben corazzato che l'elefante non gli può fare alcun danno. Si dice che il rinoceronte sia veloce, impetuoso e astuto”.(2)

 

Infine una curiosità, a dimostrazione di come quest'immagine sia diventata immediatamente famosa. Ad esempio, Alessandro de Medici (1510-1537), del quale ci siamo occupati brevemente nel corso di una recensione , la adottata come proprio emblema con il motto in spagnolo “Non vuelvo sin vencer”, ossia “non mi giro, nel senso che non mostra la schiena, prima di avr vinto” (Figura 4).

4 - Emblema di Alessandro de' Medici tratto da Dialogo dell'imprese militari et amorose di Paolo Giovio (1483-1552),
scritto nel 1551 (prima edizione postuma nel 1555).
 

Per una ricca trattazione (in inglese) riguardante il rinoceronte di Dürer e le sue numerose “conseguenze”:
http://en.wikipedia.org/wiki/D%C3%BCrer's_Rhinoceros

 

Note

1 - Pare che questa lettera sia stata preceduta da un'altra, scritta nel giugno 1515 da un mercante moravo, certo Valentin Ferndes, e sempre inviata da Lisbona a Norimberga a un suo amico, dopo aver visto il rinoceronte dal vero (una copia in tradotta in italiano si trova presso la Biblioteca Nazionale di Firenze). In ogni caso, Dürer, prima di realizzare la xilografia, eseguì con penna e inchiostro un disegno del rinoceronte (che si trova al British Museum di Londra).
2 - Libera traduzione dell'autore da una traduzione inglese del testo originale

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