Un bronzetto firmato Conti

di Bruno Ronzetti

  Pubblicato il 1 mar. 2015

 

Da una collezione privata è emerso un bronzetto raffigurante un minatore che smuove un blocco di marmo (Figura 1). L'opera misura cm. 24 in altezza e poggia su una base in marmo di cm. 30x24,5.
La figura è abbastanza insolita e si ricollega alla tradizione del realismo sociale che si diffonde in Italia dalla fine dell'Ottocento, per poi caratterizzare una vasta produzione encomiastica e trionfalistica durante il Fascismo.

Figura 1


La scultura reca il marchio della Fonderia Artistica Battaglia, celebre fonderia milanese che ha collaborato con artisti di varie generazioni (Figura 2) e una firma che risulta piuttosto enigmatica (Figura 3). Il problema non riguarda il cognome Conti, leggibile con chiarezza, quanto l'iniziale del nome proprio che, dopo qualche esitazione, è stata decifrata come “F”, quindi F. Conti.
Nei principali repertori sugli scultori italiani (Vicario 1994, Panzetta 2003, Vicario) sono citati diversi Conti, ma nessuno con il nome che inizia per “F”.


Figura 2
Figura 3


Trovo cortesissimo riscontro presso i Musei Civici di Viggiù (Va), patria di insigni scultori in bronzo, e ricevo come risposta che potrebbe trattarsi del viggiutese Ferdinando Conti alias Nando Conti (1906-1960), anche se risulta che Nando Conti si sia sempre firmato con la “N” anziché la “F”. In ogni caso mi vengono inviati diversi esempi di firme apposte da Nando Conti su sculture, ma anche su opere in carta (Figure 4 e 5).

Figura 4

Figura 5


L'iniziale del nome facente parte della firma impressa sulla base della scultura, a meno che non sia mancante della gamba di sinistra (scompasa in fase di fusione), non può essere una “N” perché ha l'impostazione di una “I” o di una "F" maiuscola secondo i principi della calligrafia corsiva classica, come una volta si insegnava alle elementari.
Per altro, sembra ci sia una certa rispondenza tra la grafia del cognome "Conti" sulla scultura in questione e quella riportata su alcune opere sicuramente eseguite da Nando Conti.
Possiamo avanzare un'ipotesi.
Poiché Nando Conti è del 1906 e il soggetto appare in sintonia con la retorica del lavoro propria del periodo fascista, l'opera non può essere stata realizzata prima del 1922.
E' possibile però che possa trattarsi di una delle sue prime opere per due motivi:
a) la firma è ancora del tipo "ottocentesco", precedente a quella squadrate e con le date in numeri romani,
b) Conti potrebbe aver firmato le sue prime opere come Ferdinando ed essere passato al Nando solo successivamente.

Egli nasce nel 1906, come si è detto, a Laufen in Svizzera da una famiglia di immigrati di origine viggiutese che rimpatriano all'inizio della prima Guerra Mondiale. A Viggiù, Nando Conti lavora come scalpellino presso il padre e frequenta la Scuola d'Arte Industriale. Nel 1923 approda a Milano dove ottiene l'insegnamento di maestri come Eugenio Pellini (1864-1934) e Adolfo Wildt (1868-1931). In quegli stessi anni entra nello studio dello scultore Giannino Castiglioni (1884-1971) che sicuramente lo influenza molto, proprio con riferimento a opere come quella di cui ci stiamo occupando. Il minatore sarebbe da datare, a mio avviso, attorno alla fine degli anni Venti, prima che Conti apra a Milano una propria bottega, cosa che avviene negli anni Trenta. L'attività prosegue nel Dopoguerra ed è negli anni Cinquanta che le sue opere subiscono una svolta in sintonia con i lavori dei suoi contemporanei.

Tornando al soggetto rappresentato, l'immaginario collettivo lo metterebbe subito in relazione con le celebri cave di marmo di Carrara. Tuttavia, nella provincia di Varese, soprattutto in val Ceresio, è più in generale in tutta l'Insubria, esisteva un'attività estrattiva, che si esaurisce quasi del tutto attorno alla fine del XIX secolo. Era questo un mondo bene noto a Nando Conti, il quale, come appena detto, inizia proprio a lavorare come scalpellino presso il padre. E' più probabile, per altro, che il personaggio raffigurato sia un minatore attivo in una delle tante e più celebri cave in marmo del Verbano (Candoglia docet).

 

Bibliografia

Vincenzo Vicario, Gli scultori italiani dal Neoclassicismo al Liberty, Pomerio, Lodi 1994.
Alfonso Panzetta, Nuovo dizionario degli scultori italiani dell'Ottocento e del primo Novecento, Adarte 2003.
Su Nando Conti: http://www.artevarese.com/av/view/artisti.php?sys_tab=300c4&sys_docid=316&sjl=1

Si ringrazia Francesco Rizzi dei Musei Civici Viggiutesi per la cortesia e la sollecitudine dimostrate durante le ricerche.
info@museiciviciviggiutesi.com

 
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