La produzione di medagliette votive
di Bruno Ronzetti
    Pubblicato il 1 lug. 2014
     

Le immagini devozionali in metallo, le cosiddette “medagliette”, in genere commercializzate nei luoghi di culto, costituiscono un settore importante nell’ambito della produzione d’arte sacra minore. Tralasciando il loro significato per quanto concerne le pratiche devozionali, solo di recente hanno suscitato l’attenzione sia degli storici, sia dei collezionisti, per le notevoli implicazioni che presentano nel campo del costume, dell’iconografia e di quant’altro, come già è avvenuto per le immagini di carta, i cosiddetti “santini”, rispetto ai quali mostrano spesso una stretta relazione.
Per quanto riguarda le medagliette, in particolare, ciò che le rende di particolare interesse sono i forti legami con la medaglistica e con le placchette, votive e non, affondando le radici in una tradizione antichissima.

La prima fase inerente la produzione di medagliette devozionali consiste nella scelta del soggetto. Il soggetto riprodotto sulle medaglie nasce dall’esigenza di un committente che la trae l’immagine da un vasto repertorio per lo più cartaceo. Può essere l’immagine di un santo alla quale il committente decide di accompagnare una certa didascalia per celebrare un evento o un luogo di culto.
Il soggetto prescelto viene passato dalla fabbrica di medaglie (d'ora innanzi, semplicemente, la fabbrica) a uno scultore che realizza un primo prototipo in creta o cera di grande formato, ad esempio cm. 15 x 18. Su questo prototipo a bassorilievo vengono apportate tutte le modifiche necessarie finché non si incontra il gradimento del committente. Il prototipo definitivo viene trasformato in un secondo prototipo in gesso  di identiche dimensioni (Figura 1), attraverso un sistema di calco e ricalco. Il prototipo in creta o cera viene in genere trattenuto dallo scultore, mentre il prototipo in gesso, spesso firmato, viene consegnato alla fabbrica. In questo lavoro si cimentano veri e propri scultori che spesso accompagnano la loro attività artistica a questa più “artigianale”, così come a quella di tanta arte cimiteriale. A Milano, stando in anni più recenti, si possono fare i nomi di Terruggia, Bucher, Greco e di Emilio Severi, a sua volta titolare di una ditta che produce medagliette.

Fig. 1 Prototipo (secondo) in gesso ricavato da un primo prototipo in creta o cera, misure circa 15x20,
destinato alla facciata principale della medaglietta o a una delle due facciate.


Dalla fabbrica il prototipo in gesso perviene a una fonderia (di regola esterna) che se ne serve per costruire lo stampo in sabbia al fine di realizzare, con le tecniche proprie della fusione, un terzo prototipo in bronzo (Figure 2, 2bis, 2 ter), delle stesse dimensioni di quello in gesso, con la stessa immagine a bassorilievo, dove compare anche la firma dello scultore. Quest’ultimo prototipo viene consegnato insieme a quello in gesso alla fabbrica che, in genere, li conserva entrambi nel proprio archivio.

Fig. - 2, 2bis, 2 ter Coppia di prototipi in bronzo, misure circa 15x20. Ciascuna è ricavato da un prototipo in gesso
e corrisponde, in questo caso, alle due facce della stessa medaglia (che vediamo riprodotta nella sua versione finale).


Con il sistema del pantografo, che consente di riprodurre qualunque soggetto tridimensionale modificandone le dimensioni, viene realizzato il cosiddetto creatore (Figura 3), ossia un manufatto in acciaio temprato, dove compare in bassorilievo la stessa immagine nelle dimensioni che saranno quelle del prodotto finito, ossia della medaglietta, esempio: cm. 2x3. Lo scopo del creatore è quello di creare, come vedremo tra breve, lo stampo. Esso viene gelosamente conservato al fine di poter creare un nuovo stampo nel caso in cui quello vecchio si rompesse o deteriorasse durante lo stampaggio delle medagliette.

 
Fig. 3 Coppia di creatori in bronzo, misure circa cm. 2x3, corrispondenti, anche nelle dimensioni, a due facce della stessa medaglietta.


Alcuni scultori erano in grado di creare direttamente un creatore incidendo l’acciaio (ovviamente prima della tempratura) servendosi di speciali bulini (Figura 4). Il lavoro comportava circa una giornata, ma consentiva di risparmiare le fasi della creazione dei prototipi in gesso e bronzo; i costi si riducevano così fino a un decimo.

 
Fig. 4 Stampo in acciaio realizzato con procedimento in intaglio manuale e attrezzo utilizzato.

Inserendo il creatore in una pressa e facendo esercitare alla macchina una pressione lenta e costante, viene creato lo stampo vero e proprio, anch’esso in acciaio dove l’immagine appare in incavo ( Figura 5). Una volta creato, lo stampo subisce a sua volta la tempratura per renderlo resistente.
Lo stampaggio, quindi la creazione della medaglietta, avviene per mezzo di una macchina detta pressa . Se la medaglietta è double face, verranno posizionati due stampi, uno sopra e uno sotto; nel mezzo viene inserita manualmente la lamiera da cui ricavare la medaglietta finale e il successivo colpo di maglio consente di stampare l’immagine definitiva a rilievo, sia sopra che sotto.
In alcuni casi, la medaglietta può essere richiesta con un'unica faccia; in questo caso, lo stampo si posiziona solo sotto, vi si applica la lamina pretagliata e la si sottopone al colpo di maglio.
Esiste poi la possibilità di stampare numerose medagliette in continuo. Si tratta, in genere, di medagliette di piccole dimensioni, leggere e di qualità inferiore. In questi casi, il metodo è lo stesso: una volta posizionati gli stampi, viene fatto passare nella pressa un nastro di lamiera e, a ogni colpo, una medaglietta viene stampata e cade in un apposito raccoglitore.

 
 
Fig. 5 Coppia di stampi creati dalla coppia di creatori raffigurati nella foto precedente, prondi per essere inseriti nella pressa. I due perni (maschi) e i due fori corrispondenti (femmine) srevono a far sì che le due facce della medaglietta siano stampate simultaneamente e senza sfasture.

L'ultima fase della produzione consiste nell’eliminazione delle parti di lamiera eccedente (rinettaggio) e nella foratura per consentire alla medaglietta di essere appesa. Si vedano le due facce relative alla medaglia stampata con gli stampi di cui alla figura 5, prima e dopo questa fase (Figura 6 e 6 bis).
La lamiera che viene utilizzata per creare le medagliette votive è in genere di ottone. Altri materiali sono l’alpacca o il similoro (lega a base di rame). Tutti questi materiali sono successivamente sottoposti ad argentatura o doratura, mentre altri materiali come l’alluminio o la zama (più pesante) non vengono trattati superficialmente. Non resta che lucidare le medagliette e avviarle al commercio.

Fig. 6 e 6 bis Medaglietta prima e dopo le fasi di rinettaggio e foratura


E' stata pubblicata abbastanza di recente un’opera monumentale. Si tratta del volume “Medaglia devozionale cattolica moderna e contemporanea in Italia ed Europa (1846-1978)” in due tomi e del volume “Collezione Tam. Medaglie devozionali cattoliche moderne e contemporanee” a cura di Rodolfo Martini.

Una prima versione di questo articolo è stata pubblicata dal mensile Cose Belle Antiche e Moderne. Ringraziamo il signor Corrisio, titolare della ditta Panzera di Milano, attiva dagli anni Cinquanta del Novecento che opera a Milano in via Plezzo 56 (Tel. 02 2150565)

     
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