Santa Margherita d'Antiochia, scultura ligure del primo settecento
  Ottobre 2017
   

Sottoposta di recente a restauro, questa insolita scultura (Figura 1) ha destato inizialmente qualche dubbio in merito al soggetto rappresentato (nota 1).

Fig. 1 - Ignoto artefice, Santa Margherita di Antiochia, cm. 64, Liguria,
inizi del XVIII secolo, collezione privata.

Fig. 1bis - Dettaglio del drago.


La presenza di quello che era stato subito interpretato come un drago (Figura 1bis) aveva fatto pensare, poco plausibilmente, a un san Giorgio - pur in assenza di altri attributi tipici del santo come la lancia, più raramente la spada, ed eventualmente il cavallo - forse a un insolito san Giorgio giovinetto.
La ricerca iconografica ha consentito di riconoscere, nonostante l'aspetto androgino, la figura di una giovinetta e di identificarla con santa Margherita di Antiochia.
Marina di Antiochia di Pisidia è il soggetto di una passio in greco attribuita a un certo Timoteo, tradotto poi in latino dove la protagonista compare con il nome di Margherita, che significa perla, con il quale è nota nella tradizione Occidentale.
Secondo il testo agiografico, Margherita, vissuta all'epoca di Massimiano e Diocleziano, era una pastorella di straordinaria bellezza, figlia di un sacerdote pagano, affidata però a una nutrice cristiana che la fece convertire.
Mentre era al pascolo fu notata da Olibrio, governatore della provincia, il quale ne fu colpito e decise di portarla con se per farne la propria moglie o concubina.
Avendo rivelato subito la sua fede cristiana, Margherita venne sottoposta a una prima serie di tormenti con unghie di ferro, poi gettata in una segreta. Qui il demonio le apparve sotto forma di un drago che nella tradizione successiva non solo la minaccia, ma la inghiotte. Margherita riuscì a liberarsi squarciando il ventre dell'animale con una croce che teneva tra le mani.
Per questo motivo Margherita d'Antiochia è la protettrice delle partorienti.
Liberatasi dal drago, fu nuovamente insidiata dal diavolo sotto forma di un uomo villoso di aspetto “negroide”, ma anche da questo riuscì a liberarsi.
Fu allora sottoposta ad altre torture: prima sospesa sulla fiamma di torce, poi gettata in una vasca gelata, e infine decapitata (nota 2).

Di questa santa abbiamo un'immagine che si deve a Raffaello e aiuti. La si vede reggente la palma del martirio con il drago ormai reso inoffensivo (Figura 3).
Se guardiamo ancora la scultura, si nota che la santa giovinetta è predisposta per impugnare due oggetti che si devono considerare perduti. E' probabile che nella destra avesse una Croce, utilizzata come sappiamo per sventrare il drago; la Croce compare infatti tra i suoi attributi come vediamo in un dipinto di recente passato in asta (Figura 4).

Fig. 3 - Raffaello (e aiuti), Santa Margherita, olio su tavola trasportata su tela, 1518 ca., cm. 178 x 122, Parigi, Louvre.
Una versione simile dello stesso soggetto è conservata a Vienna nel Kunsthistorisches Museum.

Fig. 4 - Jacopo di Chimenti da Empoli, Santa Margherita, olio su tela cm. 107,5 x 82,5, Pandolfini 16.5.17 n. 69.

 

 

Nella sinistra poteva avere la palma come nella tavola della bottega di Raffaello (qui impugnata con la destra), oppure una spada, anch'essa un attributo della santa in ricordo del suo martirio, come vediamo in un'immagine devozionale dove il drago appare vivo benché soggiogato ai suoi piedi (Figura 5).

 

 

 

Fig. 5 - Santa Margherita, immagine devozionale, Germania, fine XIX secolo.

Per quanto riguarda la provenienza della scultura, possiamo ipotizzare che sia ligure, nonostante l'esame della ricca bibliografia sulla scultura lignea ligure, tra cui spicca Scultura genovese in legno policromo di Daniele Sanguineti (Allemandi, Torino 2013), non abbia fatto emergere alcun confronto. Conducono in questa direzione alcuni elementi tecnici come gli occhi vitrei, che probabilmente la Liguria desume dalla scultura lignea spagnola e che troviamo anche in Italia meridionale. Inoltre, il culto di Santa Margherita d'Antiochia è molto sentito in Liguria e sono abbastanza numerose le chiese che le sono dedicate sia a Levante che a Ponente, (Pontedassio, Diano Arentino, Santa Margherita, Avegno, Borzonasca, Sori, Sant'Olcese). Quanto all'epoca, l'impostazione piuttosto arcaica che attribuiamo a una certa rigidità nell'esecuzione piuttosto che a una determinazione stilistica, comunque lontana dagli svolazzi della scultura barocchetta ligure, rende plausibile attribuirla a un ignoto intagliatore attivo nella prima metà del XVIII secolo.

   

Note

[1]
Il restauro è stato eseguito presso da Alice Bonfanti e Alessandra Boggi (sangottardo15@gmail.com).
[2]
La maggior parte delle notizie storiche e iconografiche sono tratte da Bibliotheca Sanctorum, Istituto Giovanni XXIII della Pontificia Università Lateranense, Città Nuova Ed., Roma 1967, Vol. VIII, p. 1150-1165, ad vocem Marina (Margherita).

   
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