Placchetta con Discesa dalla Croce. Approfondimenti e rettifiche
di Attilio Troncavini

Pubblicato il 2 nov. 2016
   

Lo scorso mese di aprile 2016 abbiamo pubblicato una placchetta raffigurante La discesa dalla Croce attribuita al monogrammista MR alias Maestro delle nuvole a spiga (vedi).
Come già scritto nell'articolo, la letteratura relativa all'esemplare conservato nella Collezione Cagnola di Gazzada (Ciardi 1965, Scalini 1999) riferiva di una duplice scritta incisa sul retro: IM MOS (con segni di abbreviazione) e MR, circostanza che non era stato possibile verificare poiché la placchetta risultava fissata, insieme ad altre, in una cornice.
Grazie all'intraprendenza di Michael Riddick, esperto di bronzi rinascimentali, è stato possibile verificare il retro dell'esemplare della Discesa che si trova a Washington presso la National Gallery of Art, dove si legge IM MOS in alto, mentre, altrettanto chiaramente, compare in basso la scritta MAR e non MR (Figure 1, 2, 3 e 4).

Fig. 1

Fig. 2

Fig. 3

Fig. 4


A questo punto diventava di estremo interesse visionare per un confronto il retro dell'esemplare di Gazzada che, rimosso temporaneamente dal suo alloggiamento, ha rivelato una sorpresa: sul retro non compare scritta alcuna! (Figura 5 e 6).

Fig. 5 (Foto Lucia Laita)

Fig. 6 (Foto Lucia Laita)


Cosa può essere accaduto?
L'ipotesi più attendibile è che Ciardi non abbia mai visionato il retro dell'esemplare da lui catalogato, fatto inserire nella cornice già a fine Ottocento da Guido Cagnola, e che si sia basato, riportando MR per MAR, su quanto scritto a proposito dell'esemplare attualmente alla National Gallery. Deve aver pensato, davvero un po' semplicisticamente, che anche l'esemplare Cagnola avrebbe dovuto riportare la medesima scritta.
L'esemplare della National Gallery proviene dalla collezione di Gustave Dreyfus (1837-1914). Nel 1930 è stato acquistato dall'antiquario Duveen (Londra-New York) e da questi venduto nel 1945 alla Fondazione di Samuel H. Kress che nel 1957 lo dona alla National Gallery dove risulta attualmente non esposto (Nota 1).
Ciardi potrebbe allora aver attinto da due volumi editi sulla collezione Kress, quello del 1951 con l'introduzione del “monument man” Perry Blythe Cott oppure quello del 1965, coevo al suo catalogo della Collezione Cagnola, curato da John W. Pope-Hennessy (Nota 2).
Nel catalogo della Collezione Cagnola del 1999, non solo Scalini conferma quanto scritto da Ciardi, ma lascia intendere che l'esistenza del monogrammista MR fosse un dato ormai acquisito dall'intera letteratura.

Alla stato delle cose, può risultare ozioso, certamente imprudente, avventurarsi per cercare di capire se dietro la sigla MAR si celi un artefice nostrano (Martinus ?) o piuttosto nordico (Marten ?), anche perché non è detto che si tratti dell'artefice (Nota 3).
In proposito, Francesco Rossi sostiene giustamente che “la scritta non ha alcuna connessione con il possibile autore della placchetta e il monogramma potrebbe essere il marchio del fonditore-copista” (Nota 4).

Visto che le circostanze ci hanno indotto a riprendere il discorso su questa placchetta, segnaliamo che lo stesso Francesco Rossi, nel volume appena citato, propone per la prima volta di identificare il Maestro delle nubi a spiga con Pietro di Gaspare, detto Pietro delle Campane, bronzista di origine vicentina attivo a Padova tra il 1479 e il 1496.

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Note

[1]
Notizie tratte dal sito ufficiale della National Galley of Art di Washington.
[2]
Dalla stesso sito di cui alla nota precedente, ricaviamo la bibliografia relativa alla placchetta conservata nella National Gallery:
Ricci, Seymour de., The Gustave Dreyfus Collection. Reliefs and Plaquettes, Oxford, 1931. vol.II, p. 244.
Renaissance Bronzes: Statuettes, Reliefs and Plaquettes, Medals and Coins from the Kress Collection (introduction by Perry B. Cott.), National Gallery of Art, Washington, 1951, p. 145.
Pope-Hennessy, John W., Renaissance Bronzes from the Samuel H. Kress Collection: Reliefs, Plaquettes, Sttuettes, Utensils and Mortars, Londra, 1965, n. 342.
Wilson, Carolyn C., Renaissance Small Bronze Sculpture and Associated Decorative Arts at the National Gallery of Art ,Washington, 1983, p. 79, n. 17.
[3]
Per quanto riguarda la prima parte della scritta, è stato possibile fare qualche ipotesi sulla base delle conoscenze che si hanno della scrittura antica. Con estrema prudenza, e senza con questo essere giunti a una decifrazione significativa. Il segno di abbreviazione soprastante sia IM che MOS è di tipo generico, per cui potrebbe indicare sia un troncamento che una contrazione, solitamente IM è interim o item, mentre MOS di solito è modos, ma potrebbe anche stare per “monsignore (nota a cura di M. Scapinello).
[4]
Rossi Francesco. La collezione Mario Scaglia. Placchette, Lubrina, Bergamo 2011, p. 105, III.3 p159 gav. XV).

Crediti fotografici
Foto 1,2,3 e 4 (fonte National Gallery of Art)


 
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