Antichi scultori della Val Gardena
di Lucien Zinutti e Tatiana Dereani

  Dicembre 2019
   

L’inverno, si sa, regala fiabeschi e candidi  paesaggi  innevati e suggestivi tramonti che colorano di rosso fuoco le più alte cime delle Dolomiti, e che i pittori, come l’artista bavarese Alois Arnegger  trasportano poi sulla tela (Figura 1).

Fig. 1 - Alois Arnegger, Veduta di Kitzbuehel, olio su tela, inizio XX secolo.


Da secoli i lunghi mesi invernali  hanno favorito anche un’altra forma d’arte, la scultura lignea, che troviamo diffusa in tutta l'area alpina. Una vallata particolarmente rinomata e dedita  a questa arte è la Val Gardena e proprio per questa sua peculiarità è molto conosciuta anche Oltralpe come Grödental. Qui, a Pencoste, una frazione di Ortisei, l’arte dell’intaglio si sviluppò già dal XVII secolo e per tutto il secolo successivo ci fu una grandissima produzione di statue, con soggetti legati alla devozione popolare oppure con soggetti cosiddetti “di genere”, ad esempio mendicanti, viandanti e storpi vestiti di stracci e cappellacci (Figure 2, 3, 4, 5).

Fig. 2 - Coppia di mendicanti.

Fig. 3 - Viandante.

Fig. 4 - Coppia di mendicanti.
Fig. 5 - Mendicante.

Una connotazione davvero particolare questa che consente di valutare queste sculture anche dal punto di vista antropologico, valorizzando il folklore popolare locale.
Il comune di Ortisei e l'intera Val Gardena sono da sempre luoghi speciali e ricchi di storie al confine tra mito e realtà; documenti storici attestano che molti sono gli elementi presenti che riconducono a storie di streghe.
Una loro rappresentazione scultorea la si potrebbe attribuire alla figura femminile della mendicante oppure la si vedrebbe celata dietro alla viandante; la tipologia di abito scuro e lacerato  potrebbe ricondursi a tale mito.

Documenti e racconti locali si fondono e la gente del luogo è rimasta legata emotivamente all'immagine di strega riconducibile all'anziana signora della scultura, poi declinata nell'immaginario collettivo in figure dotate di scopa. Si racconta ancora che, poco fuori dal centro di Ortisei in località Saltria,  una tal comare vide, al passaggio di due anziane, il burro trasformarsi e diventare un topo.
Racconti e suggestioni, che oggi appaiono solo delle curiosità, si sono trasformate in raffinate opere d'intaglio, il cui significato più profondo spesso non viene più percepito.
Un territorio suggestivo e romantico, oltre che “stregato”, ha generato un senso di raffinata eleganza  anche nella scultura di soggetti ai margini della società del tempo come viandanti e mendicanti.

Queste opere oggi sono molto ambite ed apprezzate dai collezionisti.
In questo articolo presentiamo alcune di queste sculture lignee tutte provenienti da questa magica valle e databili al XVIII secolo.
Venivano spesso realizzate in coppia, utilizzando legni malleabili all’intaglio, ad esempio il pino cembro chiamato anche cirmolo. La loro altezza varia tra 22 e 35\40 centimetri e, dopo essere state scolpite, venivano quasi sempre dipinte in  varie cromie.

Questo tipo di scultura non è circoscritta alla sola Val Gardena, ad esempio in Baviera troviamo diversi centri di produzione. Anche qui i soggetti sono i più svariati, come le quattro stagioni (Figura 6), e molto particolari sono i volti realizzati in avorio o osso (Figure 7 e  8).

Fig. 6 - Le quattro stagioni.

Fig. 7 e 8 - Sculture bavaresi in parte in avorio o osso.


Anche sul versante opposto della catena alpina, quello  veneto, si realizzavano sculture in legno, con la differenza che qui i soggetti erano legati al clima culturale della repubblica di Venezia: per esempio il turco, che rimanda ai rapporti con Costantinopoli (Figura 9), oppure figure ispirate alla commedia dell’arte (Figura 10)

Fig. 9 - Turco.

Fig. 10 - Coppia di danzatori.

 

Una prima versione di questo articolo è stata pubblicata sulla rivista mensile Forte&Chiaro di Codroipo (Ud) nel mese di dicembre 2016.

   
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