Ritratto di Antonio Abondio (1538-1591) inciso da Martino Rota (Sebenico, Dalmazia 1520 ca.-Praga 1583)

ANTONIO ABBONDIO CHI ERA COSTUI ?
di Attilio Troncavini

Il manzoniano don Abbondio, nel celebre Capitolo I de “I Promessi Sposi”, fa di tutto per sparire e passare inosservato: “Egli, tenendosi sempre il breviario aperto dinanzi, come se leggesse, spingeva lo sguardo in su, per ispiar le mosse di coloro …” Il povero curato non ci riesce, mentre ci è riuscito benissimo un suo omonimo, Antonio Abbondio, attorno al quale, meglio dire attorno alla sua personalità artistica, si è alzata una vera e propria cortina fumogena che impedisce di delinearne la vita e le opere. In realtà di Antonio Abbondio o Abondio si parla molto in rete, ma le notizie sono così frammentarie e spesso contrastanti da renderlo non facilmente identificabile.

L’indagine è nata da un lavoro sugli artefici del legno che hanno lavorato nella chiesa di S.Maria presso san Celso a Milano dove un Antonio Abbondio, scultore, risulta essere l’autore di due cariatidi sulle quali poggia la tribuna dell’organo.

Medaglie in argento dell’imperatore Massimiliano II e dell’imperatrice Maria di Antonio Abondio, datate 1575 e monogrammate “AN:AB” (Metropolitan Museum of Art, New York)

Una ricerca svolta in rete ha fatto emergere numerose notizie che si possono raggruppare in modo abbastanza omogeneo attorno a due figure: un Antonio Abondio, nato a Riva del Garda nel 1538 e morto a Vienna nel 1591, scultore e medaglista, allievo dello scultore Leone Leoni e attivo principalmente presso la corte asburgica e un Antonio Abbondio (1538-1595), anch’egli scultore, autore dalle cariatidi che adornano la facciata di un celebre palazzo milanese che, proprio da queste sculture, prende il nome di “casa degli Omenoni”.
Quest’ultimo, in particolare, viene chiamato, di volta in volta, come Antonio da Ascona, Antonio da Milano, Antonio da Viggiù, il Tamagnino. Vi sono alcuni motivi per pensare che si tratti della stessa persona.

Innanzi tutto la data di nascita (1538) e la quasi coincidenza di quella di morte. La data del 1591 e proposta quasi senza eccezioni per il medaglista, mentre la data del 1595 viene fornita per l’autore degli “Omenoni", ma solo in pochi casi, facendo pensare a un possibile errore. In secondo luogo, non pare casuale che l’Abbondio medaglista sia indicato come allievo di Leone Leoni e che proprio a quest’ultimo sia appartenuta la casa degli Omenoni. C’è da considerare anche che alcune fonti incrociano le informazioni, per cui l’Abbondio degli “Omenoni” viene, per inciso, definito anche medaglista. L’ipotesi che si stia parlando del medesimo artefice è adottata anche da Wikipedia che ad vocem, dopo aver parlato diffusamente dell’Abondio medaglista attivo in “Austria, Paesi Bassi, Spagna e Baviera”, riporta testualmente: “Sue sono le 8 cariatidi che si trovano a Milano nel caratteristico Palazzo degli Omenoni che fu residenza dello scultore Leone Leoni”.

Eppure la cosa non convince e induce ad una ricerca più approfondita che conduciamo semplicemente sul Dizionario Biografico degli Italiani.
Se ne ricava che gli Abbondio o Abondio in questione non sono due ma tre.
Il primo è Abondi (Abondio) Antonio (Riva del Garda 1538-Vienna 1591), figlio di Alessandro (e non di Antonio detto l’Ascona come riportano alcune fonti), originario di Bondo nelle Giudicarie (Tn) da cui il nome. Egli fu forse, effettivamente, allievo di Leone Leoni a Milano e svolse principalmente l’attività di medaglista presso gli imperatori Massimiliano II e Rodolfo II.

Casa Calchi, ora degli Omenoni (incisione) (Serviliano Lattuada, Descrizione di Milano […], Milano 1738)
Casa degli Omenoni a Milano (foto), ex Casa Calchi, ex Casa Leoni, cariatidi di Antonio Abbondio (1538-1595) (Ugo Nebbia, La casa degli Omenoni, Ceschina, Milano 1963)

Il secondo è Abbondio (Abondio) Antonio originario di Ascona sul Lago Maggiore, quindi l’unico degno di fregiarsi del soprannome “da Ascona”, di cui si dice essere attivo attorno alla metà del XV secolo. Non è documentata la sua partecipazione come scultore alla Fabbrica del Duomo, mentre sono sue le cariatidi che sostengono l’organo della chiesa di Santa Maria presso San Celso (da cui siamo partiti) e quelle che sostengono la cantoria nella chiesa di San Lorenzo a Lodi, eseguite tra il 1565 e il 1578 e forse la sua ultima opera. Le cariatidi che sostengono la casa degli Omenoni di Leone Leoni (allora è proprio una coincidenza !) gli sono assegnate solo in via attributiva.

Il terzo e ultimo è Abbondi Antonio, detto lo Scarpagnino (e non Tamagnino), figlio di Pietro e nato tra il 1465 ed il 1470 e morto, pare, il 26 novembre 1549. Era forse di origine milanese, ma attivo a Venezia come costruttore e lapicida, lavorando a quasi tutte le principali fabbriche della città tra il 1505 e il 1546, dando “un notevole apporto con la sua vasta operosità allo sviluppo delle forme rinascimentali dell’architettura veneziana (M. Mariacher)”.

 

Non si vuole con questo evidenziare i limiti delle informazioni di storia dell’arte che circolano in rete, che sono ovvi ( per farne un uso “scientifico”, l’attendibilità delle fonti deve essere sempre controllata e i dati in ogni caso verificati ), al contrario, proprio grazie ad alcune notizie reperite in rete possiamo specificare, rispetto al “Biografico”, alcuni dati anagrafici del secondo Antonio Abbondio, quello degli “Omenoni”. Infatti, a dispetto del soprannome “da Ascona” (che potrebbe indicare la lontana origine dell’artefice o della sua famiglia), egli sarebbe nato a Viggiù (Va) nel 1538 (esattamente come il medaglista trentino) e sarebbe morto nel 1595. La fonte, che citiamo, ma che non siamo in grado di verificare (www.viggiu-in-rete.org), sembra ben informata. Speriamo di non essere smentiti.