Poltrona intagliata e dorata, prima metà del XIX secolo, Napoli, Palazzo Reale.

I CANGIULLO: UNA DINASTIA DI ARTEFICI DEL LEGNO E UN FUTIRISTA
di Andrea Bardelli

Ignoravo fino ad oggi l’esistenza di Francesco Cangiullo (Napoli, 27 gennaio 1884 - Livorno, 22 luglio 1977), scrittore, poeta e pittore italiano che partecipò attivamente al Futurismo e alla redazione dei manifesti futuristi. Ci interessa però, in questa sede, come figlio d’arte, ossia come il discendente di un’importante famiglia di artefici del legno attivi a Napoli durante l’Ottocento. Il suo nome è emerso per puro caso sfogliando un testo sulle origini del Futurismo a Napoli, il cui autore Matteo D’Ambrosio, facendo diversi riferimenti bibliografi, ci fornisce interessanti informazioni sulla famiglia Cangiullo.

Trono di Francesco II (?), Semenzato, settembre 1998 n. 400


Apprendiamo che il bisnonno di Francesco era intagliatore presso la Reggia di Caserta. Si tratta probabilmente di Domenico Cangiullo che Chiara Garzya cosi identifica: “intagliatore (prima metà del XIX secolo), attivo nella Reggia napoletana [Palazzo Reale] sotto la direzione di Antonio de Simone, e successivamente del Genovese, nel […] Ridotto del Teatro San Carlo, nella Reggia di Caserta e in Villa Doria d’Angri”.

Il nonno, Francesco come il nipote, era l’intagliatore ufficiale della corte di Francesco II, definito altrimenti come “appaltatore di sedie” della corte borbonica, quindi capace di provvedere in esclusiva a tutti i bisogni della stessa in fatto di sedili. Infine il padre di Francesco, Gennaro Cangiullo, anch’egli intagliatore, era considerato il più affermato mobiliere della Napoli benestante.

Aveva una grande bottega artigiana in Rione Sirignano che, ad un certo punto, poteva contare su quaranta dipendenti tra intagliatori, ebanisti e falegnami. Di sua produzione erano i mobili di casa Sirignano, di casa Barracco, come anche parte del mobilio della casa di Eduardo Scarfoglio, noto scrittore e giornalista (1860-1917).
Possiamo immaginare la disperazione di Gennaro Cangiullo nello scoprire di avere un figlio “futurista”, interessato a tutto tranne che di continuare il mestiere di famiglia. In realtà, Francesco si è occupato di mobili, ma a modo suo, pubblicando nel 1920 il manifesto “Il mobilio futurista” in cui auspicava la creazione di mobili parlanti fatti di "intrecci, scontri e corpo-a-corpo di lettere di svariati caratteri".

 

Poltrona intagliata e dorata, seconda metà del XIX secolo, Semenzato, giugno 2000 n. 38

 

Nota bibliografica

M. D’Ambrosio, Nuove verità crudeli. Origini e primi sviluppi del futurismo a Napoli, Alfredo Guida Editore, 1990.

“F.Cangiullo, una fabbrica di mobili”, Florida, I, n. 1, estate 1946 p. 1.

M. Stazio, Parolieri & Paroliberi. Segmenti dell’industria culturale a Napoli, Tullio Pironti Editore, 1987, p. 52.

C. Garzya, Interni neoclassici a Napoli, Napoli 1978, p. 150.

 

 

 


Copertina di “Piedigrotta” di F. Cangiullo (1916)
Biografia di Francesco Cangiullo

Francesco Cangiullo pubblicò nel 1906 il fascicolo Piedigrotta Cangiullo e raccolse in un taccuino una serie di poesie in vernacolo dal titolo Verde nuovo (il documento è conservato nell’Archivio della Fondazione Primo Conti).
Nel 1910 Cangiullo incontrò a Napoli Filippo Tommaso Marinetti. Questo incontro fu per lui decisivo, aderì subito al Futurismo e divenne collaboratore di Lacerba, Vela Latina e L' Italia futurista.
Nel 1914 partecipò alla Esposizione Libera Futurista lnternazionale di Roma, con dipinti e sculture realizzati in collaborazione con Marinetti e Balla.
Nel 1916 pubblicò Piedigrotta, poema parolibero ispirato alla omonima festa popolare.
Nel 1919 fu la volta di Caffeconcerto : alfabeto a sorpresa, un'opera tipicamente futurista, in cui la scrittura assume anche una valenza pittorica, attraverso suggestioni tipografiche che animano le lettere dell'alfabeto facendole diventare personaggi di uno spettacolo.
Simile per ispirazione è il manifesto Il mobilio futurista, che Cangiullo pubblicò il 22 febbraio 1920. Cangiullo si interessò molto al teatro e partecipò alla creazione del teatro sintetico futurista.
Nel 1918 scrisse con Ettore Petrolini Radioscopia di un duetto; nel 1921 curò la direzione artistica della Compagnia del Teatro della Sorpresa diretta da Rodolfo De Angelis e scrisse con Marinetti il manifesto Il Teatro della Sorpresa.
Seguì, nel 1923, Poesia pentagrammata.
Nel 1924 si distaccò dal Futurismo, anche se rimase amico di Marinetti. Nel 1930 pubblicò le Serate futuriste in cui raccoglieva i suoi ricordi dell'esperienza futurista (da wikipedia).