L’altare del crocifisso miracoloso nella chiesa dei Servi a Padova

Ritrovato un crocifisso ligneo di Donatello

Riprendiamo l’interessante articolo di Marco Carminati, apparso sul Domenicale del Sole 24 ore del 30 agosto scorso, per dare anche noi “nel nostro piccolo” un contributo affinché la notizia esca “dall’hortus conclusus degli specialisti”.
La scoperta è tanto casuale quanto clamorosa. Il crocifisso di Donatello è sempre stato lì dove lo possiamo ammirare - anche se trasferito dall’altar maggiore a quello alla sinistra del coro nella chiesa dei Servi a Padova - ma nessuno si era da tempo curato di identificarne l’autore.
La letteratura è quanto mai laconica e solo talvolta è stata riproposta la notizia che si trattasse di una “copia” da Donatello (Kauffman, 1935). In realtà, il fatto che nel febbraio del 1512 il crocifisso avesse stillato sudore sanguigno, aveva fatto passare in secondo piano il suo significato artistico e la relativa paternità per enfatizzarne l’aspetto portentoso e devozionale.
Solo un padre servita, Arcangelo Giani, ricordava all’inizio del Seicento che il crocifisso miracoloso era “opus Donatelli fiorentini”.
Si deve alla fortuna e all’intuito, di Marco Ruffini, storico dell’arte e italianista formatosi a Roma e a Berkeley, l’avvio della scoperta di cui si parla oggi.
La vicenda inizia nella Beinecke Library della Yale University.
Ruffini è intento alla lettura di un raro esemplare della prima edizione delle Vite di Vasari (1550), chiosate da due anonimi commentatori, quando, accanto al passo in cui si descrivono le opere padovane di Donatello, legge questa annotazione manoscritta: “Ha ancor fato il Crucifixo quale ora è in chiesa di Servi a Padova”. Alla prima occasione, recupera una foto del crocifisso dei Servi e la mostra a Francesco Caglioti, laureato alla Normale di Pisa e attualmente professore di storia dell’arte all’Università Federico II di Napoli, nonché autore di una monumentale studio su Donatello e i Medici edito da Olshki nel 2000.

Crocifisso bronzeo nella basilica del Santo a Padova

 

Con la dovuta dose di umiltà e grande entusiasmo, Caglioti si reca a una prima volta a Padova per constatarne l’esistenza ed effettuare una ricerca sui testi. In seguito, “arrampicandosi letteralmente sull’altare dove si trova il Crocifisso dei Servi e scalando (altrettanto letteralmente) quello della basilica di Sant’Antonio di Padova dove si trova il più celebre crocifisso donatelliano, lo studioso ha tratto la convinzione che i due manufatti appartengano alla stessa mano e siano cronologicamente molto vicini (1440-1445)”.
I risultati della scoperta sono stati pubblicati da Ruffini e Caglioti sui numeri 130-131 della rivista Prospettiva ricevendo unanimi consensi dall’ambiente accademico.
Lo stesso Marco Carminati, autore dell’articolo al quale ci siamo riferiti, “al quale l’officio giornalistico non sembra aver esauriti la voglia di studio e di indagine seria (Gatti)”, è stato a sua volta protagonista di una scoperta, forse meno clamorosa, ma altrettanto interessante: quella di due codici liturgici musicali miniati del maestro F.B. presso la parrocchia di Castano Primo (Pv).
La storia del ritrovamento, l’analisi dei due codici – del 1507 e del 1510 rispettivamente – e le ricerche sul misterioso F.B., forse identificabile con Giovan Francesco da Lonate detto il Binasco, si trovano nel volume: Marco Carminati, Codici miniati del maestro B. F. a Casorate Primo, Cardano, Pavia 1995.