Saverio Gatto, il nuovo Messeerschmidt
di Bruno Ronzetti

 
 

Il nome Messeerschmidt fa venire in mente, ai più, un areo da caccia tedesco impiegato durante la seconda guerra mondiale.

La progenitura del nome spetta tuttavia a un bizzarro scultore austriaco - o quanto meno bizzarre erano le sue opere - vissuto attorno alla metà del Settecento.

Franz Xaver Messeerschmidt (1736-1783) è soprattutto famoso per una serie di busti in pietra, piombo o legno in cui ritrae se stesso mentre fa delle smorfie terribili [Figura 1 e 2].

Prima di essere sopraffatto dalla schizofrenia, di cui la sua opera costituisce una manifestazione (in proposito, a fondo pagina, il parere del dott. Ambrogio Pennati), egli è stato addirittura nominato scultore di corte a Vienna nel 1760.

Riesce difficile pensare che queste opere, di straordinaria modernità, siano state eseguite oltre 250 anni fa. Non a caso, Messeerschmidt è stato riscoperto abbastanza di recente sull'onda della corrente iperrealista nell'arte contemporanea, fino a diventare una vera artistar con quotazioni rilevantissime.

Tra l'altro, fino al 25 aprile è in corso al Louvre una mostra monografica.

 

 

La stessa vena iperrealistica, anche se in un contesto meno ossessivo e inquietante, la troviamo in questa bella fusione in bronzo raffigurante la testa di un bambino in lacrime [Figura 3 e 4].

Non è firmata, ma possiamo assegnarla all'ambito dello scultore e pittore Saverio Gatto (Reggio C. 1877-Napoli 1962), perché praticamente identica a un esemplare comparso di recente sul mercato antiquario, firmato S. Gatto e caratterizzato da una patina verdastra che spesso distingue le opere di questo scultore.

Ma lo scopo non è quello di nobilitare quest'opera con un'attribuzione, quanto di far rimarcare le sue notevoli qualità espressive che poco hanno da invidiare ai lavori più osannati di Messeerschmidt. Non vi è nulla di oleografico, tanto meno di caricaturale.

E' questa una dimostrazione delle grandi capacità di un artista, quale egli sia, ma anche e soprattutto delle potenzialità di un genere, quello del bronzetto tra Otto e Novecento che il mercato, inspiegabilmente, continua a snobbare.

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L'opera di Messeerschmidt viene spesso associata alla schizofrenia. Non sembra essere di questo avviso il dott. Ambrogio Pennati, medico psichiatra psicoterapeuta ed esperto in psicopatologiia forense, al quale abbiamo chiesto un parere.

Una analisi psicopatologica delle opera dell’autore, al di là delle immediate reazioni emotive suscitate dal loro ingresso nel campo di coscienza dell’osservatore, appare meglio condotta osservando la serialità delle espressioni dei visi. Allora l’apparente enigmaticità -probabilmente alla base di una imprudente diagnosi di schizophrenia - si dissolve, lasciando progressivamente spazio ad una comprensibilità profonda ed empatica. L’autore esprime le classiche oscillazioni dell’umore del temperamento artistico, l’alternanza tra l’iperespressività dell’atto creativo e il raggelante e sofferto blocco delle fasi di incubazione dell’idea che infrangerà le norme. Il tutto attraverso la modulazione nello spazio della cartesiana 'res extensa', ai tempi paradigma dominante per definire la mente.

Dr. Ambrogio Pennati
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Pubblicato 1 mar. 2011
 
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