Davanti al Laocoonte dell'Ambrosiana

Presso la Pinacoteca Ambrosiana di Milano si conserva un calco in gesso del Laocoonte, il celebre gruppo marmoreo, attualmente ai musei Vaticani (M. Rossi-A. Rovetta, La Pinacoteca Ambrosiana, Electa, Milano 1977, p. 48). Come è noto, l'originale sarebbe da attribuire, secondo Plinio, a un trio di scultori rodioti Agesandro, Polidoro e Atenodoro che lo avrebbero realizzato tra il 40 e il 20 a C e che sarebbe stato collocato nel palazzo dell'imperatore Tito. Fu riportato alla luce il 14 gennaio 1506 durante uno scavo nella vigna di un certo Felice de Fredis, presso la Domus Aurea di Nerone, e Michelangelo fu uno dei primi ad accorrere dopo la scoperta.

Il calco dell'Ambrosiana ha a sua volta una storia che coinvolge diversi personaggi. Un primo calco dall'originale era stata realizzata dal Primaticcio tra il 1540 e il 1545 per la dimora di Francesco I a Fontainbleau. Successivamente, il calco è stato recuperato e replicato dallo scultore Leone Leoni durante una delle sue peregrinazioni europee al servizio dell'imperatore Carlo V e della sua famiglia e fatto poi giungere a Milano nella propria dimora, nota come casa degli Omenoni (nell'attuale via omonima). Nel 1674 il calco del Laocoonte è stato donato all'Ambrosiana da Bartolomeo Calchi (nomen omen), divenuto proprietario della casa del Leoni.

Il tema del Laocoonte era molto caro a Federico Borromeo, fondatore dell'Ambrosiana, che lo aveva già citato nel De pictura sacra (1624) come modello per la resa dei sentimenti.
L'effetto di questa scultura sulla cultura cinquecentesca è stato grandissimo. Addirittura si sostiene che la figura del Laocoonte abbia rappresentato un termine post quem per l'arte del tempo. Il suo fisico da culturista avrebbe influenzato molte rappresentazioni del Cristo, sia crocifisso che in Pietà, per cui sarebbero da datare dopo il 1506 quelle in cui egli appare particolarmene muscoloso.
Così si esprime, ad esempio, Francesco Rossi a proposito di una placchetta in bronzo raffigurante la Pietà, attribuita al Moderno (Galeazzo Mandella): “...il possente modellato del corpo del Cristo risente di modelli classicistici ben più moderni che Lewis identifica nel Laocoonte, scoperto a Roma nel 1506” (F. Rossi, a cura di, Placchette e rilievi di bronzo nell'età di Mantegna, Skirà, Milano 2006, p. 57).