Il Libro del Mese

 

Vinicio Mannelli approda allo studio dell’artigianato con basi scientifiche da etnologo ed è quindi inevitabile un approccio al mobile antico basato sul recupero delle tradizioni locali. Già collaboratore della rivista Antichità Viva con numerosi articoli su questi argomenti, decide di riunire le sue competenze sull’identificazione dei mobili su base regionale, strada già intrapresa da alcuni autori storici (Pedrini, Morazzoni, Baccheschi tra tutti) e che, di lì a poco, sfocerà nella celebre serie di volumi dell’editore Gorlich, quelli riproposti da De Agostini negli anni ’90.
Il volume “Il mobile regionale italiano” presenta una serie di mobili, dall’alta epoca al Settecento, suddivisi per ambiti regionali, preceduti da brevi introduzioni e corredati da didascalie. Quando si analizza un testo che ha oltre 40 anni, ci si interroga sulla sua validità.
Possiamo affermare che, nel caso di Mannelli, questa condizione è assolutamente verificabile. Qualche veniale imprecisione, giudicabile tale solo oggi in base all’evoluzione delle ricerche, è ampiamente controbilanciata dalla mole e dalla qualità delle informazioni che si possono trarre.
Mannelli è uno studioso e fa le sue affermazioni solo dopo aver verificato con metodo le informazioni in suo possesso. Ha inoltre la fortuna, come altri autori della sua epoca, di vedere i mobili, se non proprio sempre nella loro collocazione originaria, almeno in alcune tra le più importanti collezioni private, prima che le stesse fossero disperse. Si tratta poi di mobili originali, perché le collezioni cui appartengono sono state formate in epoche in cui le falsificazioni prendevano di mira altre categorie di oggetti.
L’accesso a mobili di particolare interesse, il suo grado di conoscenza personale, così come alcune intuizioni gli consentono classificazioni e attribuzioni che ancora oggi “fanno testo” e sulle quali ancora si ragiona.


Vinicio Mannelli, Il mobile regionale italiano, Edam, Firenze 1964,
182 pagine formato 25 x 31 con sovraccoperta originale e custodia di cartone, foto in bianco e nero (prevalenti) e a colori.



 

 

   
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