Le recensioni di Antiqua
   

Villata Edoardo, Grünewald. Pittore e mistico tra Lutero e Hindemith, Hapax, Torino 2019, 260 pagine formato 24 x 15, euro 30,00


Avevamo segnalato su Antiqua il crowfunding organizzato in rete per finanziare la pubblicazione della monografia su Grünewald che finalmente vede la luce e ora ci apprestiamo a parlarne.
Il libro di Edoardo Villata ha molti meriti, il principale dei quali è presentare un  pittore magnifico come Mathis Grünewald, del quale la maggior parte delle persone conosce solo il visionario polittico di Isenheim (1513-1516 circa) conservato nel museo di Colmar in Alsazia.
Villata ha idee molto chiare in fatto di metodologia e sceglie uno stile narrativo che ci introduce a Grünewald attraverso cinque capitoli: Avvio, Prima maturità, Isenheim, L'Italia, Lutero, la rivolta, la morte.
Fa un certo effetto scoprire che Mathis Grünewald non si chiamava così, bensì Mathis Gothart (cui sostituirà, in un secondo tempo, il cognome Nithart). Con il soprannome Grünewald, è documentato a Strasburgo nel 1429 un certo Nicolas de Haguenau,  il quale potrebbe essere il nonno dell'autore delle sculture che occupano la parte più interna del polittico di Isenheim, noto come Niclaus Hagnower, ma anche come Nicolas de Haguenau. L'ipotesi è che la cornice lignea perduta riportasse la firma dello scultore e che col tempo sia stata trasferita al nostro pittore facendolo ricordare da tutti come Grünewald.
Quanto riferito ci da un assaggio del modo di procedere di Villata che costruisce la sua storia attorno ad alcune certezze e ad alcune intuizioni che si traducono in coraggiose proposte.
La prima proposta riguarda la possibilità che Grünewald abbia svolto il suo apprendistato presso la bottega dello scultore Tilman Riemenschneider e che l'opera di questo l'abbia influenzato nella sua produzione giovanile al pari della pittura di Hyeronimus Bosch.
La seconda è che nel 1516 Grünewald possa essersi recato in Italia dove avrebbe avuto la possibilità di misurarsi con la pittura di Bernardo Zenale, Bramantino, Romanino, Leonardo e Leonardeschi.
Per dimostrare queste sue convinzioni Villata si avvale di raffronti a mio avviso non sempre schiaccianti, anche se plausibili. Trovo ad esempio convincente, oltre che suggestiva, la relazione tra la testa riccioluta di San Lorenzo, parte di un polittico diviso tra Francoforte (Städel Museum) e Karlsruhe Staatliche Kunsthalle) e quella di San Giovanni in una tavola di Giovanni Agostino da Lodi che si trova nella Pinacoteca di Brera a Milano.

 

Marthis Grünewald (Francoforte)

Giovanni Agostino da Lodi (Milano)

 

Lascio comunque ai lettori il compito di giudicare e decidere in merito a questo e altri confronti.
Talvolta sono le immagini – mi riferisco alle figure in bianco e nero e di piccolo formato - a rivelarsi insufficienti a suffragare visivamente le conclusioni dell'autore. In molti casi, quindi, dobbiamo fidarci – e lo facciamo – di chi i dipinti li ha certamente esaminati con la massima attenzione.
Per anticipare le critiche di chi affronta la lettura con piglio del correttore di bozze, troviamo nel testo qualche refuso, che non sfugge a una lettura meticolosa. Infine, sarebbe stata auspicabile la traduzione sistematica dei brani riprodotti in lingua originale, in prevalenza tedesco e latino.
Ciò detto per “dovere di recensione” il volume è raccomandabile da molti punti di vista: il capitolo dedicato al polittico di Isenheim, ad esempio, è scritto molto bene e rivela in Villata una non comune capacità di osservazione e di analisi.
Nelle pagine finali segnalo il sempre utile indice dei nomi e la formidabile bibliografia con una nutrita serie di titoli, per lo più in lingua tedesca.

   
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