Le recensioni di Antiqua

Data la particolare vocazione del nostro sito che ha sempre dato grande spazio ai manufatti lignei e ai loro artefici, ci sentiamo in dovere di recensire tutti i volumi in argomento anche quando non ci convincono del tutto. E' il caso di questo L'arte dell'intaglio nelle casse d'organo e nelle cantorie della provincia di Varese che ci aveva molto interessato perché speravamo non solo di ricavarne numerose notizie su falegnami e intagliatori, ma anche un sostanzioso contributo alla risoluzione di un annoso problema: gli organari costruivano solo lo strumento o si occupavano anche di costruire e decorare la cassa e la cantoria?
Diciamo subito che quest'ultima questione viene in parte soddisfatta, anche se in modo indiretto e non attraverso un discorso sistematico.
In relazione ai diversi organi analizzati deduciamo che, nella maggior parte dei casi, la costruzione dell'organo era affidata agli organari, spesso organizzati in famiglie con tradizioni pluriennali, mentre dell'esecuzione della struttura si occupavano altre categorie di artigiani: falegnami, intagliatori e doratori, spesso tra loro coordinati. Del tutto particolare era il caso di casse d'organo destinate ad essere dipinte e ciò avveniva con il concorso di decoratori oppure di pittori anche famosi.
Si evidenzia la presenza all'interno della stessa bottega di tutte le competenze necessarie al fine di produrre strumento e involucro esterno solo con riferimento ai Mascioni. Giacomo Mascioni che aveva iniziato l'attività nel 1829, si sarebbe incaricato nel 1835 di costruire la balconata e si ipotizza anche della cassa dell'organo della chiesa di S. Appiano a Castello Cabaglio, opera di Girolamo Carrera , “incarico che sembra vaticinare la grande competenza dei Mascioni nel campo della costruzione di case d'organo e, in genere, nei lavori d'ebanisteria”. Infatti, all'inizio del Novecento, il nipote Vincenzo Mascioni,  titolare della fabbrica d'organi, esegue numerose casse d'organo avvalendosi dei disegni del cugino Virgilio Masconi e della collaborazione dello scultore Quaranta per l'ornamentazione con fregi e figure.
Come si può notare già da questi accenni, i nomi di artefici non mancano.
Tuttavia, quando si parla di nomi importanti, come l'astro locale Bernardino Castelli, abbondano i riferimenti ad altri autori senza indicazioni biografiche e senza un'esauriente elaborazione autonoma, con alcune attribuzioni su base stilistica che sembrano davvero poco meditate e quindi poco convincenti. Un'eccezione è costituita da un interessante elenco delle opere documentate dell'intagliatore Antonio Pino con la specifica di quelle ancora esistenti.
Dai documenti emergono talvolta alcuni artefici inediti, ma si tratta di figure minori e tali restano in assenza di approfondimento.
A dispetto delle intenzioni proclamate nel titolo, ci capisce che l'autore non è uno specialista di manufatti lignei e che i suoi interessi vanno oltre. Ne danno prova le numerose digressioni, abbastanza pertinenti laddove si cerchi un collegamento tra l'evoluzione degli stili adottati nella realizzazione di cassa e cantorie e quella degli stili musicali, meno quando ci si dilunga per diverse pagine su questioni di carattere storico generale o di storiografia locale. Forse qualcuno non la penserà così, ma siamo per contro grati all'autore per averci risparmiato le questioni squisitamente musicali che in genera abbondano nelle monografie dedicate agli organi in occasione del loro restauro o eventi simili.
Purtroppo sul giudizio complessivo non influisce positivamente un progetto grafico onesto, ma non proprio accattivante e un corredo fotografico piuttosto inadeguato per qualità e taglio di gran parte delle immagini.
Come sempre, il giudizio è tanto più severo, quanto più elevate sono le aspettative e si ha quindi la sensazione di un'occasione mancata. In realtà, dobbiamo gioire ogniqualvolta l'attenzione viene posta sugli artefici del legno e chi coltiva la materia troverà sicuramente diversi motivi di interesse.

Manzin Mario, L'arte dell'intaglio nelle casse d'organo e nelle cantorie della provincia di Varese,
Varese 2010, 180 pagine formato 31 x 22.

 

Nota: purtroppo si tratta di un volume privo di prezzo perché fuori commercio, come spesso succede nel caso di edizioni realizzate con il contributo di enti pubblici (in questo caso della Provincia di Varese).
Non resta che rivolgersi al mercato secondario (rivenditori, reminders, ecc.) oppure alla rete.

   
       
 
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