Le recensioni di Antiqua
 

 

La recente monografia di Federica Spadotto, storica dell'arte esperta di pittura del Settecento veneziano, ha moltissimi meriti.

Innanzi tutto si tratta di un bel volume, edito e stampato con molta cura, circostanza tutt'altro che scontata e che giustifica ampiamente il prezzo non bassissimo.
Ma ciò che più conta, ovviamente, è il contenuto che possiamo dividere sommariamente in due parti.

La prima, consta di quattro capitoli dedicati alla Venezia del secondo Settecento, all'ultima stagione di Francesco Guardi, padre di Giacomo, alla fortuna critica dell'opera di Giacomo e al suo corpus, a sua volta distinto in disegni, dipinti e guaches.
Si nota la volontà di fare un lavoro scientifico e schematico dove nulla è lasciato al caso e dove non ci sono argomenti ridondanti. Abbiamo apprezzato molto che nel corso della trattazione, tutte le opere o le fonti di cui si parla siano riprodotte nella stessa pagina (salvo qualche rimando alle opere in catalogo).
In questa prima parte si coglie molto bene il passaggio da una Venezia “gloriosa”, una delle principali capitali d'Europa, a una delle tante città turistiche in cui il lavoro del pittore si riduce a quello di servire una committenza sempre meno sofisticata e meno disposta a spendere.
Con molto realismo, senza alcuna finalità denigratoria, si descrive la conseguente evoluzione da una pittura celebrativa a una più narrativa, talvolta sconfinante nel folclore.
Ma è proprio in questo nuovo corso che si esalta la verve di Giacomo Guardi, spesso considerato una “protesi” del padre. Con una sintesi moto efficace si dice che Giacomo è chiamato a immortalare Venezia “nella delicata dialettica che coinvolge nostalgia e modernità”.
Nell'ambito del corpus delle sue opere, è nelle guaches che Giacomo dimostra la sua personalità affrancandosi dall'ingombrante figura paterna, rivelandosi a perfetto agio nel raccontare una Venezia “minore”, quella degli scorci meno famosi. E ciò finché l'arte non si trasforma in mestiere e le composizioni denunciano una certa ripetitività.
Colpisce che quasi tutti gli esemplari di guaches rechino sul retro, oltre al titolo (talvolta sbagliato, immaginiamo per la fretta), l'indicazione del recapito dove poter trovare l'artista per fare nuovi acquisti. Il frequente cambio di indirizzo, così come l'indicazione di un recapito presso terzi, racconta una storia di precarietà economica di un artista costretto a vendere le sue opere per pochi spiccioli come riferiscono alcune testimonianze dell'epoca.

La seconda parte, preceduta dalla riproduzione a colori di alcune opere, è dedicata al catalogo vero e proprio che rispecchia la suddivisione di cui sopra (dipinti, disegni, guaches) e all'interno del quale le opere si succedono secondo una classificazione per soggetti che viene puntualmente spiegata nelle brevi note introduttive.
In particolare, all'interno di una scheda che accompagna ciascuna opera, vengono forniti i dati tecnici, i riferimenti bibliografici e le repliche
Si tratta del catalogo ragionato sull'intera produzione di Giacomo Guardi che si è basato, come ci conferma l'autrice, sull'esame di tutte le opere pubblicate e quelle reperite in collezioni private o sul mercato, quindi di un catalogo esaustivo.
Come si può comprendere ciò ha comportato l'esclusione di alcune opere mettendo ordine in un contesto attribuivo piuttosto labile, cui ha contribuito lo stesso Giacomo, il quale apponeva la firma del padre Francesco su opere sue per aumentarne l'appeal a beneficio di una migliore commerciabilità.

Federica Spadotto, Giacomo Guardi. Dipinti, disegni e gouaches, Soncino (Cr) 2019,
350 pagine formato cm. 31 x 25, euro 140,00.

 


 

 

 
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