Le recensioni di Antiqua
 

 

Critica d'Arte

In tempi non facili per l'editoria su carta salutiamo l'uscita di Critica d'Arte Nuova Serie, rivista trimestrale che intende rinverdire i fasti della rivista fondata da Carlo Ludovico Raggianti nel 1935 e più volte rinnovata.
Ho davanti il primo volume (n. 1-2 gennaio giugno 2020) che si presenta all'insegna dell'eclettismo come dichiarato nel corso della presentazione avvenuta a Milano il 14 gennaio scorso presso la sede della Banca Popolare di Milano.

La prima parte è dedicata a una serie di saggi corposi che trattano gli argomenti più disparati, dagli antichi strumenti musicali africani alle scenografie teatrali realizzate dal pittore Luigi Veronesi.
Vi è poi una sezione intitolata Note dedicata a saggi brevi incentrati su singole opere o aspetti specifici. Anche qui si va dal pulpito senese di Nicola Pisano a un dipinto astratto di Osvaldo Licini, passando per lo scultore manierista Giovannangelo Montorsoli.
La sezione Biblioteca, dedicata alla recensione di libri ha il grande merito di occuparsi di volumi di non larga visibilità (Antoine de Lonhy di Frédéric Elsig; Sacri Monti di Guido Gentile; Gli arazzi nei musei fiorentini. La collezione medicea. Catalogo completo. III di Lucia Meoni; Arte nella valle del Serchio. Tesori in Garfagnana e Mediavalle del Serchio dall’Alto Medioevo al Novecento a cura di Annamaria Ducci e Stefano Martinelli) con un approccio tutt'altro che compiacente, non lesinando le critiche ove occorre.
L'ultima sezione, Osservatorio, non è facilmente definibile anche in relazione alle sezioni saggistiche che precedono. L'editoriale (pp. 7 e 8) parla di “testi teorico-fondativi, di ‘polemica’ culturale, nonché interventi dedicati a mostre recenti di particolare rilevanza”, definizione programmatica piuttosto criptica che si chiarisce solo per quanto riguarda la seconda parte con riferimento alle riflessioni sulla mostra di Verrocchio a Palazzo Strozzi (marzo-luglio 2019) e su quella relativa ai “modelli neri” (da intendersi come soggetti, uomini e donne, di colore) da Gericault a Matisse al Musée d’Orsay a Parigi.

Non spetta a me formulare giudizi sui singoli saggi che, proprio per la loro varietà, saranno sicuramente in grado di interessare gli specialisti in ciascuna materia.
Forse per l'argomento che ha destato la mia curiosità, ma anche per lo svolgimento segnalo come particolarmente riuscito il saggio di Elena Filippi dal titolo “Sapientia” al Nord al tempo di Massimiliano I d’Asburgo. Per una lettura contestuale delle immagini.
Ammettendo il mio provincialismo, non posso che criticare la pubblicazione dei saggi in lingua originale (per fortuna uno solo, in francese); si tratta quasi sempre di saggi complessi e il fatto che non siano tradotti in italiano non agevola la loro comprensione.

C'è da chiedersi, pensando a schiere di studiosi, l'utilità di racchiudere all'interno di riviste non facilmente accessibili (a meno che non ci si abboni) alcuni testi di interesse così specifico, quando invece, la pubblicazione in rete degli stessi, purché adeguatamente indicizzati, consentirebbe un grado di fruizione enormemente più vasto.
In quest'ottica sarebbe indispensabile che il sito della Fondazione Ragghianti di Lucca, proprietaria della testata, pubblicasse a ogni uscita un indice completo corredato da brevi estratti per consentire agli studiosi, ma soprattutto agli studenti, di intercettare in rete i saggi di loro interesse e poterli consultare presso biblioteche e centri universitari in cui si spera la rivista possa essere disponibile.
A.B.


 

 

 
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