Lapide Simonino da Trento

Simonino da Trento e le Banche di S.Francesco
di Andrea Bardelli

La polemica che infuria in questi giorni attorno al libro di Ariel Toaff “Pasqua di Sangue” ha riportato alla ribalta la figura di Simonino da Trento. Chi ha avuto l’occasione di passeggiare in una delle vie principali di Trento e si fosse domandato il significato di una lapide di marmo che lo raffigura, scolpita in bassorilievo (foto), ha ora l’occasione di saperne di più.

La figura di Simonino non è storicamente comprovata. La sua vicenda risalirebbe al 1475 quando fu diffusa la notizia che gli ebrei di Trento, nella notte di Pasqua, avrebbero trafitto l’innocente fanciullo con mille pugnalate.
Gli atti del processo intentato contro alcuni esponenti della comunità ebraica furono fatti pubblicare a Trento, in quello stesso anno, dal vescovo Giovanni Hinderbach. Sebbene gli accertamenti voluti da Roma avessero denunciato immediatamente l’infondatezza e la falsità dell’episodio, ciò non impedì che si diffondesse rapidamente - nelle valli trentine e bresciane, profondamente cattoliche e conservatrici - il culto di questo presunto martire.
Egli divenne un soggetto iconografico ripreso più volte negli affreschi votivi del tardo Quattrocento e del primo Cinquecento e la sua effigie compare, infatti, nelle chiese di Barbaine, Provaglio, Pisogne, Esine e Bienno, oltre che a Lovernato presso Ospitaletto. In alcuni casi, “San Simonino” era invocato come protettore dell’infanzia, testimoniando la costante apprensione della popolazione verso il fenomeno delle frequenti morti premature che affliggevano le valli, ma, più spesso, la sua immagine viene usata in termini propagandistici contro gli ebrei.

Si assiste, quindi, ad un antisemitismo - nemmeno troppo strisciante – che si manifesta con frequenza ed evidenza nei soggetti con i quali sono state affrescate alcune chiese bresciane, dove gli ebrei, per un verso, e i luterani, per un altro verso, sono il bersaglio di questa vera e propria forma di propaganda murale.
Non tutti però sanno che fu proprio l’osservanza francescana a fare di quest’evento un cardine della propria predicazione. Quest’accusa di “antisemitismo”, rivolta ai francescani, può destare qualche perplessità, ma vi sono alcune importanti ragioni economiche sottostanti. Le varie comunità ebraiche detenevano il controllo di gran parte dell’economia e della finanza mediante il meccanismo dei prestiti e il gravame degli interessi praticati era stato individuato come una delle cause del malessere economico che le valli trentine e bresciane stavano attraversando in quei decenni.
Per questo, i francescani avevano fondato una serie di Monti di Pietà per il prestito di denaro a tassi molto più bassi. Prescindendo dalle motivazioni d’ordine caritatevole - per le quali l’iniziativa non può che considerarsi meritoria - a quella che potremmo considerare una sorta di “concorrenza sleale” si accompagnò una deliberata campagna di discredito contro gli ebrei, atta a minarne la moralità e quindi la credibilità, creando un pregiudizio che ancora oggi è difficile da estirpare.

Lo spunto per questa trattazione e alcune delle notizie riportate sono tratti dal bel volume “Santa Maria di Lovernato” di autori vari, edito nel 2001 dal Comune di Ospitaletto (BS).